La manifestazione
Uffici postali, il Tar decide sulle chiusure
Attesi dal 6 aprile i primi verdetti relativi a dieci sedi Ma i sindacati puntano il dito sui limiti della riorganizzazione
PONTEDERA. La prima tranche di sentenze è prevista a partire da 6 aprile. Da quel momento s’inizierà a conoscere la sorte degli sportelli che Poste Italiane è intenzionata a chiudere per sempre. Dopo la sospensiva concessa dal Tar, che ha evitato la serrata generale varata nel 2015, il Tribunale amministrativo di Firenze è chiamato adesso ad esprimersi in modo definitivo. Una decina gli uffici postali coinvolti nella sola provincia di Pisa: Corazzano (San Miniato), Ghizzano e Legoli (Peccioli), Luciana (Fauglia), Marti (Montopoli), Soiana (Terricciola), Treggiaia (Pontedera), Uliveto Terme, San Giovanni alla Vena (Vicopisano) e Castelmaggiore (Calci).
Dieci sportelli che attendono il pronunciamento tra il 6 aprile, il 20 aprile e il 18 maggio. Dieci realtà del territorio che, insieme, raccontano la realtà di un servizio considerato universale ma sempre più soggetto alle leggi del mercato. Una tendenza che preoccupa i cittadini e che dirà molto del futuro del servizio e del suo radicamento sul territorio. Alla volontà di dire addio ai sportelli, infatti, si lega anche una lunga serie di disservizi che i cittadini lamentano quasi quotidianamente: dalla posta che non arriva al caos delle giacenze, fino ai casi estremi di "paccate" di lettere che arrivano tutte assieme con mesi di ritardo. Il tutto mentre Poste Italiane (oggi una Spa con il 40 per cento di capitale privato) ha dato avvio a una rivoluzione dei recapiti che, gradualmente, porterà ad un sistema di consegna a giorni alterni. È lecito quindi chiedersi quale sarà il futuro del servizio nel nostro territorio. «La scelta di dimezzare i giorni di consegna è in continuità con quella di chiudere gli sportelli», afferma Stefano Del Punta della Slc Cgil di Pisa. A causare i disservizi nella consegna, secondo Del Punta, c'è prima di tutto l'abitudine a non rimpiazzare il personale assente per ferie o per malattia: «Spesso basta una sola assenza perché alcuni uffici vadano nel caos», spiega. «Ormai Poste è riuscita a far passare la strategia diabolica di scaricare la causa dei disservizi sui dipendenti», aggiunge Giorgio Simoncini, segretario provinciale Uil Comunicazione, per il quale all'origine di tutti i problemi c’è un difetto di gestione. «Viene utilizzata una strumentazione che produce una lentezza disarmante - dice Simoncini - Per non parlare dei contratti trimestrali e del problema delle raccomandate: ormai se sono troppe si lasciano gli avvisi senza nemmeno suonare i campanelli. La verità è che non c’è alcuna volontà di rendere un servizio alla collettività».
Giacomo Pelfer
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