Gioco
Occupazione, lievi segnali positivi ma la crisi continua a mordere
Secondo i dati del centro per l’impiego di Santa Croce gli inoccupati tra i 18 e 34 anni sono scesi da 4.000 nel 2014 a 3.782 del 2015. Da gennaio a settembre dell’anno scorso cessati 4mila contratti
SANTA CROCE. Preoccupano i dati relativi all’occupazione giovanile nel Comprensorio del cuoio. Le statistiche del centro per l’impiego di Santa Croce sull’Arno (competente per i territori di Montopoli in Valdarno, Castelfranco di Sotto, Santa Croce, San Miniato e Santa Maria a Monte) parlano chiaro: per i ragazzi dai 18 ai 34 anni ci sono sempre meno opportunità e si fa sempre più fatica a trovare “il proprio posto” nel mondo del lavoro.
L’impatto della crisi economica, dal 2009 ad oggi, si è fatto sentire anche nella patria delle industrie conciarie e calzaturiere, dove svariate persone provenienti da ogni parte d’Italia sono arrivate per trovare un impiego durante il periodo del boom economico, negli anni Sessanta. Il quadro che emerge, al termine del 2015, non è per niente rassicurante.
Giovani senza un lavoro. Il numero di inoccupati o disoccupati è salito in modo drastico dal 2009, anno di inizio “ufficiale” della crisi economica: in questo lasso di tempo, infatti, i giovani in questa situazione sono passati da un totale di 1.800 nel 2009 a circa 4.000 unità nel 2014. La quota si è assestata su questi livelli nel corso del 2015, con 3.782 persone tra i 18 e i 34 anni ancora disponibili per essere inserite nel mercato del lavoro. Sono le donne ad avere maggiori difficoltà a trovare un impiego. Tra coloro in attesa di trovare un lavoro, infatti, le persone di sesso femminile superano la controparte maschile di alcune centinaia. Entrando nel dettaglio, se le inoccupate nel 2009 erano 1133, il numero di ragazze in questa situazione è salito in modo drastico negli anni seguenti: da 1.655 nel 2011 sono diventate circa 2.000 nell’anno successivo. Anche in questo caso, il picco è stato proprio il 2014, con 2.180 unità. Le disparità più grandi si registrano soprattutto nella fascia che va dai 26 ai 34 anni, nella quale le ragazze inoccupate sono tra le 300 e le 400 unità in più rispetto ai maschi della stessa età. Una piccola consolazione, però, c’è: quest’ultimo è un dato rimasto costante dall’avvento della crisi ad oggi e che nel periodo preso in esame ha subito soltanto lievi oscillazioni.
Cessazione dei contratti. Non solo si stenta sempre più a trovare un impiego adatto alla propria formazione e professionalità, ma sono stati tanti anche i giovani lavoratori che hanno perso quello che avevano, spesso a causa della chiusura delle attività aziendali. Diversamente dal livello di inoccupazione, però, in questo caso il numero di cessazione di contratti lavorativi da circa 6mila nel 2009 ha raggiunto un picco di 6500 nel 2011. Nel corso degli ultimi anni, invece, si è ridotto gradualmente. Nel 2015, infatti, nel periodo che va da gennaio a settembre, sono cessati circa 4mila contratti lavorativi: un fattore che lascia intuire un leggero decremento del fenomeno rispetto agli anni precedenti. I soggetti più colpiti, in questo caso, sono stati gli uomini (circa il doppio rispetto alle donne). A perdere il lavoro a causa della chiusura delle attività aziendali, nell’arco di tutto il periodo, sono state circa 2mila persone e il picco è stato registrato nel 2010, anno in cui sono stati coinvolti 366 uomini e 157 donne.
I settori più colpiti. Nel Comprensorio alcuni settori sono stati colpiti più severamente rispetto agli altri. A subire le conseguenze più dure dalla crisi economia sono state le attività manifatturiere, da sempre cuore portante e fiore all’occhiello del territorio. In questo caso a perdere il proprio posto sono stati centinaia di ragazzi, ogni anno, sebbene la quota si sia ridotta rispetto al picco drastico del biennio 2009-2010. Altri settori particolarmente penalizzati sono quelli del commercio all’ingrosso e al dettaglio e quello dei servizi di alloggio e ristorazione.
Elena Battaglia
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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