Gioco
Razzismo sul campo di calcio: "Ti faccio diventare bianco". Il granata Sane: "Non denuncio, ormai ci sono abituato"
Il calciatore senegalese del Pontedera fatto oggetto di offese discriminatorie da parte di un avversario nel corso della partita del campionato di Lega Pro persa dai granata a Siena
PONTEDERA.Dice di aver subìto numerose offese durante il secondo tempo. Insulti più o meno banali, sussurrati nelle sue orecchie da un avversario. Racconta di non aver dato peso alle parole che gli sono state pronunciate contro. Fino a che non è stato superato il limite. Fin quando lo sfottò non si è tramutato in razzismo. Ansoumana Sane, classe 1996, calciatore senegalese del Pontedera, rivela un vergognoso retroscena accaduto, stando alle sue dichiarazioni, nel corso del secondo tempo del derby che i granata hanno disputato, e perso 2-0, domenica pomeriggio a Siena.
«Un giocatore del Siena ha cominciato a offendermi nella ripresa, ma inizialmente non ho neppure ascoltato quello che diceva». Scorrono i minuti sul cronometro dell'arbitro, un contrasto di gioco, un altro ancora, e Sane viene messo nuovamente nel mirino dell'avversario. «Si è avvicinato, ha alzato il braccio quasi a tapparmi il volto e mi ha detto "oggi ti faccio diventare bianco"», racconta l'esterno di centrocampo originario di Thiès, città capoluogo dell'omonima regione del Senegal.
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Un ragazzo umile, arrivato in Italia nel 2012 e tesserato dal Chievo Verona, che in questa stagione ha deciso di mandarlo a farsi le ossa in Valdera. Rapido sulla fascia sinistra, dedito al sacrificio e con due polmoni d'acciaio. Gli addetti ai lavori parlano di Ansoumana Sane come uno dei migliori giocatori nel panorama giovanile attuale. Non ama le interviste e neppure le telecamere. Farlo arrabbiare è quasi impossibile. Ma di fronte all'espressione più bassa e ignorante di discriminazione anche lui ha perso la calma.«Mi ha fatto infuriare - racconta Sane - e ho gli detto di smettere immediatamente. Poi ho ripreso a giocare». E non ha denunciato l'accaduto all'arbitro? A questa domanda Sane risponde usando parole che pesano come un macigno su una società imbottita di tecnologia e social network, ma che, evidentemente, in fatto di valori ha ancora molto da lavorare per assestarsi su livelli quantomeno civili. «No, non ho detto nulla al direttore di gara. Ormai ci sono abituato», afferma con una serenità disarmante Sane, che prosegue: «Quasi tutte le domeniche mi capita di sentire offese razziste nei miei confronti. Spesso arrivano da qualcuno che è seduto in tribuna, altre volte da giocatori avversari. È triste, ma è così. Arrabbiarsi ogni volta non servirebbe a niente».
Slogan, manifestazioni ed eventi sparati periodicamente in pasto all'opinione pubblica per eliminare la piaga del razzismo vengono spazzati via in un attimo dalla dichiarazione, tremendamente lucida, di un giovane che ha intenzione di combattere contro tutto e contro tutti per raggiungere il grande calcio, ma che, al tempo stesso, ha scelto di non battersi più con chi, puntualmente, lo discrimina nel nome di uno stupido pregiudizio. «Il mondo è pieno di gente ignorante. È stato un brutto episodio, ma ormai è andata così», taglia corto Sane, che oggi inizierà una nuova settimana di allenamenti al Mannucci. Corsa e sudore per coronare il sogno di una vita. Perché nella mente di un ragazzo arrivato in Italia dal cuore dell'Africa è più facile riuscire a calcare i campi di serie A piuttosto che dare un calcio forte, deciso e definitivo alla stupidità, e alla cattiveria, di chi, ancora, continua a discriminare chi ha il colore della pelle diverso dal suo.
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