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Padre e figlio uccisi per sbaglio nello Zimbabwe: hanno casa in Toscana - Video

Claudio Chiarelli e il figlio Massimiliano in una foto tratta da Facebook
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Claudio Chiarelli e il figlio Massimiliano in una foto tratta da Facebook

Scambiati dalle guardie per bracconieri in una riserva di caccia. Le vittime sono Claudio Chiarelli, 66 anni, e il figlio Massimiliano di 28 anni. Dolore a  Montecatini Val di Cecina

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MONTECATINI VAL DI CECINA. Padre e figlio - Claudio Chiarelli di 66 anni e Massimiliano Chiarelli di 28 - sono rimasti uccisi in Zimbabwe, forse perchè scambiati per bracconieri all'interno di una riserva di caccia, il Mana Pools National Park, nel nord del Paese africano. Le circostanze della vicenda sono comunque ancora confuse.

La famiglia Chiarelli ha abitato a partire dal 2008 fino al dicembre 2013 nel comune di Montecatini Valdicecina. Inoltre, sempre a Montecatini Valdicecina la famiglia risulta avere una seconda casa, in località La Gabella nella zona collinare a ridosso di Cecina. Claudio Chiarelli era nato in Libia e si era trasferito nello Zimbabwe agli inizi degli anni '80, dopo un periodo trascorso in Toscana, assieme alla moglie padovana. Massimiliano era nato nel Paese africano. Molto conosciuto e apprezzato per la sua attività, anche nel campo dell'anti bracconaggio, è descritto come una persona di grande correttezza e la sua casa ad Harare, la capitale del Zimbabwe, fin da ieri sera è stata meta di un continuo pellegrinaggio di amici e conoscenti.

VIDEO Il cascinale dei Chiarelli e il ricordo degli amici

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La Farnesina ha confermato la notizia del decesso, precisando che le circostanze sono tutte da chiarire. L'ambasciata italiana ad Harare, che lavora a stretto contatto con le autorità locali, ha già informato la famiglia per prestare tutta l'assistenza necessaria.

Come riporta Il Mattino di Padova (Chiarelli ha sposato una donna della città veneta), padre e figlio si trovavano in Zimbabwe, paese dell’Africa australe che, dopo l’indipendenza e dopo la fine dell’Apartheid, seppur poverissimo, è diventato una delle destinazioni turistiche più gettonate della regione. Destinazione preferita soprattutto da chi ama il contatto con una natura autentica o, altresì, è appassionato di caccia. Claudio Chiarelli per professione accompagnava le comitive turistiche nei safari, il figlio invece era cacciatore professionista.

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"Claudio Chiarelli e alcuni colleghi erano in giro nel parco con una unità anti-bracconaggio, quando un ranger comparso dal nulla ha sparato contro di loro mentre erano in piedi, fuori dalla loro auto". Lo riferisce Emmanuel Fundira, capo della Safari Operators Association che opera in Zimbabwe. "Siamo consapevoli che si tratta di un caso di scambio di persona", ha aggiunto Fundira parlando con la France Press. E ha spiegato che è assolutamente normale che dei privati forniscano supporto logistico alle pattuglie anti-bracconaggio nei grandi parchi dello Zimbabwe. Chiarelli viveva nel paese africano dal 1982 e il figlio era nato in Zimbabwe. Il dipartimento parchi del governo e la polizia stanno indagando sull'accaduto.

Il regista e fotografo trevigiano Carlo Bragagnolo ricorda Claudio Chiarelli come un cacciatore professionista con regole ferree e un'etica rigorosa contro la caccia senza scrupoli. Aspetto che, secondo il documentarista, potrebbe averlo fatto diventare una persona scomoda. "Ucciso per errore? Mi viene da ridere - dice Bragagnolo - In Zimbabwe era scomodo soprattutto agli avventurieri della caccia e in quel paese con il denaro si fa tutto".

Bragagnolo assieme a Chiarelli ha realizzato quattro documentari dedicati alla caccia dei grandi animali e con lui si era incontrato l'ultima volta alcuni anni fa quando l'uomo era tornato in Italia per un breve periodo. "Era un cacciatore professionista ma cacciava solo ed esclusivamente capi destinati all'abbattimento - ha raccontato Bragagnolo - e non faceva sparare se non era sicuro che l'animale venisse abbattuto con un solo colpo. Aveva insomma delle regole ferree e una etica rigorosa, non era uno di quelli che speculava sulla caccia. Ai suoi dipendenti aveva anche dato abitazione, cure mediche, scuola garantita ai figli. L'Africa era casa sua e la rispettava in ogni modo". In virtù della sua lotta contro i cacciatori senza scrupoli potrebbe essere diventato, ha aggiunto Bragagnolo, "una persona scomoda". Massimiliano è invece descritto come "un ragazzo timido, introverso, tranquillo, che aveva fatto la scuola per diventare cacciatore professionista ma aveva ancora le idee confuse sul sul futuro".

La notizia dell’uccisione di Claudio Chiarelli e del figlio ha suscitato impressione anche nella zona di Montecatini Val di Cecina. La famiglia Chiarelli per alcuni anni è stata in vacanza sulle colline dell'entroterra fra Cecina e Volterra, dove aveva acquistato una casa nel bosco, vicino alla località La Gabella. E proprio in questo piccolo paese, in particolare al bar di proprietà di Claudia Zucchetti, ricordano Claudio come una persona socievole e “che sapeva farsi ben volere da tutti”.  L’uomo, che abitava a Padova, era arrivato in Toscana, nel paese della Val di Cecina, in cerca di un luogo tranquillo, dove poter trascorrere brevi vacanze lontano dallo stress del lavoro. Anche se Chiarelli usava la casa di campagna solo per brevi soggiorni, i clienti del bar lo ricordano con affetto. Conoscono la sua passione per la caccia e anche il suo amore per la natura. Per questo Chiarelli aveva comprato un cascinale in mezzo al verde, a cui si arriva dopo aver attraversato un torrente e percorrendo una strada sterrata

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