Il Tirreno

Pontedera

Alluvioni, cambia la gestione del rischio

L’Autorità di bacino dell’Arno confluirà nel distretto dell’Appennino settentrionale

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SANTA CROCE. Snellimento delle procedure e certezza di ruoli e responsabilità. È quanto prevede il nuovo Piano di gestione del rischio alluvioni (il Pgra approvato a dicembre dalla Regione) che ha rimpiazzato i vecchi Piani di assetto idrogeologico (i Pai). Uno strumento innovativo, che recepisce una normativa europea e che sarà destinato a modificare le scelte urbanistiche ed edilizie degli enti locali, specie in comuni "delicati" come quelli del Valdarno Inferiore. Non a caso, l'associazione Laboratorio Valdarno ha scelto di dedicare un incontro all'argomento, ospitato alla biblioteca di Santa Croce. Presenti all'incontro, coordinato dalla presidente dell'associazione Annamaria Tognetti, tecnici ed esperti del settore, amministratori locali e membri delle consulte.

Alla base del nuovo Piano di gestione, infatti, c'è prima di tutto la volontà di tenere il passo dei continui cambiamenti climatici, che producono eventi alluvionali diversi rispetto al passato, come ricordato in apertura da Simone Pagni, esperto di valutazione ambientale e membro di Laboratorio Valdarno. Il Piano di gestione del rischio parte suprattutto da qui, superando la vecchia idea della "messa in sicurezza" per introdurre appunto il concetto di "gestione", «perché in un territorio come il nostro possiamo solo gestire al meglio quello che può accadere», ha spiegato Marcello Brugioni dell'Autorità di bacino del fiume Arno, che ha contribuito alla stesura del Pgra, intervenuto insieme a Claudia Di Passo della direzione urbanistica della Regione e Francesco Pistone del Genio civile. Tra le prime novità, c'è l'ingresso delle Autorità di bacino all'interno di "Aree distretto", che nel caso dell'Arno confluirà nel distretto dell'Appennino settentrionale.

A cambiare, poi, sarà l'intera disciplina della prevenzione: «Mentre con i Pai l'Autorità di bacino e il Genio entravano nel merito delle autorizzazioni edilizie - ha detto Brugioni - col nuovo Piano non sarà più cosi». L'attività del Piano si dividerà in "norme" e "indirizzi": tra le norme c'è il passaggio da 4 a 3 classi di pericolosità, nonché il divieto di costruire edifici pubblici in aree di pericolosità 3, mentre gli indirizzi dovranno essere fatti propri dalla Regione per decidere come intervenire in certi contesti, stabilendo regole che troveranno applicazione nei regolamenti urbanistici dei Comuni. Rispetto al passato, quindi, si crea un sistema "verticale" fatto di tre soggetti: Autorità di bacino, Regione e Comune. (g.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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