Sicurezza
Era un operaio a chiamata il giovane morto
Sono in corso accertamenti per capire se il rapporto di lavoro dell’uomo era regolare
PONTEDERA. «Doveva attendere i controlli dei documenti per poi iniziare il lavoro. Non si sa perché abbia cominciato prima a spostare la scenografia».
La versione dei responsabili del teatro La Pergola di Firenze di quanto accaduto l'altro giorno vicino al teatro Era, dove è morto Errico Formisano, sembra lasciare al proprio destino il padre di famiglia di 37 anni, partito da Ercolano alla volta di Pontedera per una dura giornata di lavoro con l'obiettivo di portare qualche soldo a casa.
Un passato, mille lavori. Nato a Torre del Greco, ma trasferitosi a Ercolano nel 2011 quando aveva sposato Maria Gargiulo, con la quale aveva avuto tre figli, Formisano aveva fatto mille lavori: dall'idraulico al facchino, passando per incarichi al porto e qualsiasi impiego temporaneo gli permettesse un minimo di salario per sostenere la famiglia. Un contesto semplice quello in cui viveva la famiglia. Nell'edificio a un piano e un morso di giardino in una stradina stretta con una serie infinita di case e villette ai piedi del Vesuvio, nel quartiere San Vito, Errico viveva con la moglie e i bambini piccoli. «Si spaccava la schiena e accettava lavori di fatica pur di portare un pezzo di pane a casa», dice un parente mentre accompagna i familiari più stretti di Errico nell'infinito viaggio Ercolano-Pisa andata e ritorno. Chilometri col cuore in gola, mangiati nell'arco di una notte e una mattina in cui la moglie si è sottoposta al supplizio del riconoscimento della salma, affidata all'istituto di medicina legale di Pisa dopo l'incidente sulla cui dinamica non sembrano esserci molti dubbi.
La versione della Pergola. «Ha cominciato a lavorare da solo senza una vera spiegazione», ripetono dal teatro La Pergola di Firenze, ente responsabile della logistica relativa alla produzione dello spettacolo Medea che aveva da pochi giorni terminato le repliche a Como. Una produzione in compartecipazione tra il teatro Stabile di Napoli e la Fondazione Teatro Toscana di cui fanno parte l'Era di Pontedera e La Pergola di Firenze. «Un nostro esponente era sul posto - proseguono dal teatro fiorentino - Una prima squadra era arrivata a Pontedera. L’altra, in cui c’era anche il titolare della ditta che avevamo incaricato regolarmente, era in arrivo. Dovevano aspettare che ci fossero tutti per effettuare i controlli della documentazione, compresa quella dei rapporti di lavoro tra gli operai e l’azienda, per poi cominciare a spostare la scenografia dai camion al deposito. Invece, durante la pausa pranzo, Formisano ha cominciato a lavorare senza motivo ed è rimasto vittima dell’incidente. Tutto è accaduto sul camion e in un’area non di competenza del teatro Era».
«Vi staremo vicini». La ditta si chiama Liberato Massimo ed è di San Giorgio a Cremano. Ottiene incarichi di logistica dal teatro Stabile di Napoli, dal San Carlo e da quello di Verona. «Per capire se il rapporto di lavoro di Formisano era regolare dovete chiedere alla ditta», dicono ancora dalla Pergola. «Lavorava con noi a chiamata e gli davamo un obolo - spiega Massimo Liberato - Per noi era un “casuale”». Nessun rapporto di lavoro continuativo, dunque, ma nessun’altra dichiarazione. Anzi: «C’è un fascicolo della polizia. Copiate da lì». Un parente di Errico Formisano, nelle pieghe delle veloci dichiarazioni - «Non ce la sentiamo» e «Il momento è davvero difficile» - spiega: «La ditta si è già fatta viva con noi e ci ha promesso che ci starà vicina».
Andreas Quirici
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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