Il dolore
Gabriele Lavia: «Sono addolorato»
Le parole dell’attore e regista: «Forse è stata un’imprudenza lavorare da solo»
PONTEDERA. È profondamente addolorato Gabriele Lavia, il regista dello spettacolo Medea, le cui scenografie sono diventate protagoniste della morte di Errico Formisano ieri a Pontedera. Il materiale in ferro, molto pesante, doveva essere riposto nel magazzino di Fuori del Ponte.
«Mi ha colpito profondamente sapere questa notizia», dice il celebre attore e regista cresciuto a Torino, ma siciliano d’origine, noto anche per la sua lunga relazione con Monica Guerritore.«Mi addolora tantissimo - ha sottolineato - Non conoscevo quest’uomo, era un autotrasportatore, ma da quello che mi hanno raccontato, ha cominciato a lavorare da solo perché forse era arrivato o puntuale o lievemente in anticipo rispetto ai compagni. Da quello che ho saputo, anche se non conosco bene come siano andate le cose, probabilmente sciogliendo una corda gli è caduto addosso parte della scenografia che, per altro, essendo tutta di ferro, è molto pesante». A colpire l’uomo di spettacolo è il lutto per la morte di un lavoratore, ma soprattutto di un uomo con la sua vita privata soffocata in pochi minuti e per gli affetti perduti per sempre. «Era un padre di famiglia, con tre figli, una moglie riprende il regista - È una cosa che mi ha davvero molto, molto addolorato».
«Non conoscevo Errico Formisano - ripete Gabriele Lavia - Io sono solo il regista dello spettacolo. La scenografia doveva essere riposta nel magazzino che sta a Pontedera e veniva da Como dov’erano state fatte le ultime repliche. Gli attori erano stati a Napoli e a Scandicci e, infine, a Come per le ultime repliche». Poi, Lavia, quasi preso dallo sconforto, dice: «È stata un’imprudenza da parte sua fare questo lavoro da solo».
Medea narra la storia di un’eroina messa in scena da Euripide nel 431 avanti Cristo. Una tragedia classica per una tragedia cittadina che ha fatto irruzione nelle case dei pontederesi nel momento topico della giornate, quello tranquillo della pausa pranzo.
«È stato il destino», ammette Gabriele Lavia mentre sembra non avere più parole per descrivere un dramma che lo colpisce da vicino, così come tutta la compagnia e il mondo teatrale della Toscana. (a.q.)
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