Il Tirreno

Pontedera

nuovi business

Negozi vintage, è boom: se l'usato diventa una risorsa

di Tommaso Silvi
Giovanni Montagnini del Mercatino dell’usato di Stefania, a Calcinaia
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Giovanni Montagnini del Mercatino dell’usato di Stefania, a Calcinaia

Tutti li conoscono e ci sono stati almeno una volta. A Pontedera e in tutta la provincia di Pisa hanno introdotto la "moda" del contovendita

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PONTEDERA. Non hanno spazio né tempo. Spesso vengono riposti negli angoli più nascosti delle nostre case. In mezzo alla polvere. Il loro tempo sembra essere finito. Ci sono posti però in cui gli oggetti usati, anche vecchi di centinaia di anni, possono acquistare valore e guadagnarsi una personalissima rivincita nei confronti di chi, guardandoli, aveva scelto di liquidarli con un secco: "Tanto non servono più". E invece no. Perché quella che agli occhi di alcuni può sembrare una banale cianfrusaglia figlia dei tempi che furono, per altri può rappresentare uno sfizioso oggetto "vintage".

Sì, vintage. Perché nella sterminata galassia dei mercatini dell’usato nulla è "vecchio". Al massimo "bizzarro", o "particolare". Tutto può tornare a nuova vita nei market degli oggetti di seconda mano. Da semplici accessori per la casa a mobili d’epoca soltanto un po’ provati dal trascorrere degli anni. E il guadagno è a tre facce. Il venditore e l’ex proprietario dell’articolo nella maggior parte dei casi incassano il 50% del valore di quest’ultimo. L’acquirente invece ha la possibilità di fare un affare. E tra un frullatore e un paio di jeans, tra un comodino e un pallone da calcio, si riuniscono le famiglie, si materializzano aneddoti curiosi e, addirittura, si effettuano spedizioni dall'altra parte del mondo.

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Una veduta del Mercatino dell’usato della Rosa di Terricciola (foto F. Silvi)

Le regole. Ci sono negozi che accettano qualsiasi tipo di oggetto. Altri invece selezionano in maniera capillare la merce a seconda di ciò che si ritiene più facile rivendere. Le regole comunque sono piuttosto standard. A un mercatino dell’usato si può proporre di tutto. Se il gestore del punto vendita accetta la merce stabilisce per essa un valore, destinato a scendere gradualmente col passare dei mesi. L’ex proprietario solitamente viene contattato al momento dell'acquisto: il 50% del ricavato dalla vendita se lo prende il commerciante, l’altra metà chi ha portato l'articolo al negozio. «Ci sono persone che vengono a farsi un giro soltanto per tenere d'occhio il prezzo», spiega Irene Gasparri, 38 anni, inizialmente dipendente e ora socio del Mercatino dell’usato della Rosa di Terricciola, aperto nel novembre 2014, tutt'altro che "ino" dall'alto dei suoi mille metri quadrati di superficie interna, che rivela come un semplice acquisto possa diventare una partita di scacchi: «Succede che i clienti aspettano che un articolo si svaluti, ma restano fregati da qualcuno che arriva prima di loro e lo compra».

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Di tutto di più. Dietro al bancone dell'Usato di Stefania, a Calcinaia, c'è un omone coi baffi che ispira simpatia. È Giovanni Montagnini, ha 62 anni, e in passato è stato proprietario di negozio di mobili. Poi la crisi lo ha costretto a chiudere e ora vende "vintage" «Per mettere un piatto di pasta in tavola ogni giorno e arrivare alla pensione», spiega. Il suo punto vendita è stato uno dei primi in Valdera. Giovanni non seleziona più di tanto i prodotti che gli porta la gente: un metodo di lavoro che lo ha portato a stringere tra le mani oggetti di cui non conosceva nemmeno l'esistenza. Racconta: «Una volta, non riuscivo a capire a cosa servisse, poi mi è stato spiegato e non volevo crederci. Si trattava d’uno strumento per la castrazione di bovini e cavalli, che ho messo in vendita a 10-12 euro. Ho talmente così tanta roba - dice sghignazzando - che non ricordo neppure se ce l’ho fatta a venderlo a qualcuno». E anche a La Rosa di Terricciola non mancano le stranezze a disposizione dei clienti: «Mi è stato portato un ferro per fare i boccoli, di quelli che usavano le donne in passato. E non è tutto - racconta Irene Gasparri - qualcuno mi ha proposto una strettoia per fare il vino, antica ma al tempo stesso affascinante in quanto oggetto della tradizione contadina».

Un salto fino... in Cina. Provate ad acquistare un passeggino gemellare in Cina. Dove fino al 27 dicembre scorso la legge imponeva alle famiglie di avere un solo figlio. Impresa praticamente impossibile. È quello che hanno spiegato due clienti cinesi a Emanuela Bellani, titolare di "Il rosa e l’azzurro", rivendita specializzata nel commercio di articoli usati per bambini, a Cascina. «Hanno comprato un passeggino a doppia seduta, spiegandomi che lo avrebbero spedito in Cina, dato che laggiù è irreperibile». Difficile da rintracciare come la proprietaria di "Le mille cose del passato", nella zona industriale di Pontedera, che con la sua risposta al telefono la dice lunga sulla mole di lavoro dei negozi di oggettistica di seconda mano: «Scusi ma ho gente da servire, non posso stare al telefono. Magari passi da qua e facciamo due chiacchiere», dice gentilmente una signora a cui non c'è tempo di chiedere il nome.

Tutto in famiglia. Il commercio dell’usato può anche unire una famiglia. Succede in via Primo Maggio, a Pontedera, dove Jessica Vinci ha aperto, grazie agli incentivi per i giovani imprenditori, "Il mercatino di Jessica". Alla cassa si alternano lei, babbo Fulvio e mamma Santa. «Anche io avevo un negozio d’usato e sono contento che mia figlia abbia scelto di proseguire sulla stessa strada», dice orgoglioso Fulvio, che conclude: «Il giro d'affari non è male, c'è continuamente un bel via vai di persone. Negli ultimi tempi abbiamo ricevuto oltre 300 nuovi oggetti».

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