Il Tirreno

Pontedera

Quando a comandare a Roma c’erano anche i “pontaderesi”

di PAOLO FALCONI
Quando a comandare a Roma c’erano anche i “pontaderesi”

Tra cariche in Parlamento e nei ministeri ecco i protagonisti di un secolo di storia nati in Valdera e arrivati a Montecitorio

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di PAOLO FALCONI

C. on Enrico Rossi che bussa alla porta della segreteria nazionale del Partito democratico, iniziando a cercare consensi a Pontedera che già amministrò da sindaco, torna in alto il nome della città nello scenario politico nazionale. Un palcoscenico che ha avuto l’apice nel corso degli anni della vita repubblicana, in particolare in quelli che vennero definiti gli anni del boom economico, i mitici - per qualcuno - anni sessanta. In quel periodo un “pontaderese” (ovvero un pontederese doc) abitava perfino le magnifiche stanze del palazzo del Quirinale con la carica più alta della Repubblica: era Giovanni Gronchi, nato a Pontedera il 10 settembre 1887, si spense a Roma 17 ottobre 1978. Per chi quei tempi ha vissuto, quello che ci apprestiamo a fare è un ricordo asciutto. Per le giovani generazioni è uno spunto di riflessione sull’impegno nella politica italiana di conterranei che il più delle volte non si trovano neppure nella toponomastica.

L’ultimo parlamentare pontederese, cronologicamente parlando, è Giacomo Maccheroni, ai tempi di Craxi e del Psi in auge. È nato il 1° agosto 1936 e si iscrisse al partito di Nenni nel 1950; prima della politica attiva fu (dal 1958 al ’61) presidente dell'ospedale Lotti. Quindi consigliere comunale fino al 1965, poi consigliere provinciale. Sindaco di Pontedera dal 1965 al ’75, si trovò a gestire il terribile momento dell’alluvione del ’66. Alle elezioni regionali del 1975 è eletto, e in giunta fu assessore all'Urbanistica; nel 1985 è presidente del consiglio regionale fino al maggio 1987, trampolino per presentarsi alle elezioni politiche. A Montecitorio, al fianco di Bettino Craxi ebbe incarichi di rilievo: capogruppo alla commissione Trasporti e a quella di Bilancio, prima di essere travolto dal vortice che investì - e annientò - il Psi.

Maccheroni era un giovincello quando, a Roma, Giuseppe Togni faceva il “bello e il cattivo tempo”. Figlio di Ettore Togni, addetto di pretura nato a Fauglia, ed Elena Botti, maestra elementare nata a San Pietro in Palazzi, Giuseppe nasce a Pontedera il 5 dicembre 1903, dopo Marta e Clara e prima di Giulio. Con l'armistizio dell'8 settembre 1943 e durante l'occupazione nazista è il dirigente più elevato in grado della Montecatini a Roma e nel sud, e utilizza le strutture della società per favorire la Resistenza: mette al sicuro le griglie di platino dell'impianto di acido solforico di Colleferro, sottraendole ai tedeschi e conservandole sotto il pavimento del suo ufficio in via IV Novembre, dove nasconde diversi giovani. Il 18 aprile 1948 è eletto deputato (68.904 voti), primo della lista Dc nel collegio Pisa-Livorno-Lucca-Massa Carrara. E fino al 1963, sarà sempre così in quel collegio. È presidente della commissione Industria della Camera dal 1948 al ’50. Presiede la delegazione italiana alla Conferenza economica di Westminster. Nel sesto governo De Gasperi è nuovamente ministro dell'Industria e commercio. Ma è durante i quattro mandati di ministro dei Lavori pubblici che dà il meglio per la ricostruzione e un vasto programma di opere pubbliche, tra le quali l'autostrada del sole e il traforo del Monte Bianco; realizza le grandi opere infrastrutturali che consentiranno a Roma di ospitare le Olimpiadi del ’60: palasport, velodromo, villaggio olimpico, viadotto Flaminio, via Olimpica, sottopassi dei Lungotevere e di corso d'Italia e aeroporto di Fiumicino per le quali ricevette accuse rivelatisi poi false; anzi la commissione bicamerale d’inchiesta ne riconobbe «il ruolo essenziale e l’assoluta correttezza delle procedure utilizzate». Muore a Roma il 24 giugno 1981.

Guido Ceccherini, partigiano, pontederese, fu uno dei fondatori del Psi in Friuli nel 1944. Passò con Giuseppe Saragat nei socialdemocratici e venne eletto deputato nel 1948 e nominato sottosegretario in sette governi, fino all'avvento del centrosinistra. Nel 1976 si ritirò. Fu sottosegretario alle Partecipazioni statali e Lavori pubblici nei governi presieduti da Segni, Fanfani, Moro e Rumor. Curiosamente negli anni quaranta fu arbitro di serie A di calcio per la sezione di Como.

Gastone Nencioni nacque a Pontedera 17 ottobre 1910 e morì a Milano il 21 ottobre 1985 per un attacco cardiaco. È stato avvocato, senatore della Repubblica, e tra i fondatori del Movimento sociale italiano. Per il Msi fu consigliere comunale di Milano dal 1956 al 1981, fu eletto senatore nel collegio di Milano nel 1958 e poi sempre rieletto fino al 1976. Fu presidente del gruppo dei senatori a palazzo Madama.

Corrado Ciompi (nato a Pontedera il 1º dicembre 1878 e morto il 28 aprile 1949) non ricoprì incarichi romani ma fu esponente del Partito popolare e della Dc; divenne sindaco di Viareggio a luglio 1921 e rimase in carica fino al 10 aprile 1923, quando venne destituito dal fascismo. Ridivenne sindaco dopo la Liberazione, il 13 novembre 1944.

Edgardo Lami Starnuti nasce a Pontedera il 3 marzo 1887 e vi muore il 4 maggio 1968: fu anche avvocato e giornalista, sindaco di Carrara socialista dal 1914 al 1922, poi col regime fascista è costretto a rifugiarsi in Svizzera. Eletto alle politiche del 1946 alla Costituente nelle file del Psiup, successivamente sarà senatore. Aderisce al Psdi ricoprendo diversi incarichi di governo tra i quali ministro delle Partecipazioni statali e ministro dell'Industria.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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