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Edilizia, chiuse 310 ditte Persi migliaia di posti

Edilizia, chiuse 310 ditte Persi migliaia di posti

PONTEDERA. Concordati, fallimenti e licenziamenti. Da settore trainante dell’economia, l’edilizia è diventato il tallone d’Achille del tessuto produttivo della provincia di Pisa. Dal 2011 al 2015,...

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PONTEDERA. Concordati, fallimenti e licenziamenti. Da settore trainante dell’economia, l’edilizia è diventato il tallone d’Achille del tessuto produttivo della provincia di Pisa. Dal 2011 al 2015, 310 aziende hanno chiuso i battenti (848 quelle che resistono, rispetto alle 1.158 del 2011) trasformando la forza lavoro in un’emergenza sociale. In cinque anni, 1.457 lavoratori sono stati mandati a casa. Nel 2011 erano 4.561 gli operai impiegati nel settore edile. Nel 2015 gli occupati sono calati a 3.104 unità. Si tratta di operai in maggioranza con un’età media tra i 40 e 60 anni, con una notevole esperienza alle spalle, ma fisicamente logorati.

Lavoratori troppo giovani per raggiungere il traguardo della pensione e troppo vecchi per cercare una nuova occupazione. Il 30-40% della forza lavoro è rappresentato inoltre da cittadini extracomunitari (senza quindi quella tutela familiare che rappresenta un cuscinetto nei momenti di difficoltà). «Una situazione drammatica - commenta Gabriele Gerini, segretario provinciale Feneal Uil di Pisa - Non esistono aziende che negli ultimi anni non abbiano perso lavoro e dipendenti. La politica e le istituzioni dovrebbero dare delle risposte adeguate o presto ci troveremo in una fase di forte tensione da un punto di vista sociale».

A Pisa e provincia il settore è composto per la maggior parte da aziende formate in media da quattro persone: migliaia di micro e piccole e medie imprese (alcune alla terza generazione) che un tempo rappresentavano un tessuto economico ricco e florido. Nel 2008 l’anno della svolta. La parabola inizia la lenta, ma inesorabile discesa creando una spirale di concordati, fallimenti e licenziamenti che ormai avvengono anche senza più il normale confronto con i sindacati o la ricerca di un’alternativa, come l’attivazione degli ammortizzatori sociali. Dalle 523.226 del 2011, le ore di cassa integrazione nel settore sono scese alle 325.099 del 2015. Un drastico calo dovuto alla minore presenza di lavoratori e aziende, che ormai preferiscono chiudere e licenziare in tronco invece che sperare in una ripresa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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