Sanità, Buti teme d’essere penalizzato
BUTI. Da una parte l'impossibilità di intervenire. Dall'altra, le preoccupazioni dei consiglieri della lista civica "Spigai per cambiare" e di alcuni cittadini sul futuro della sanità locale. La...
BUTI. Da una parte l'impossibilità di intervenire. Dall'altra, le preoccupazioni dei consiglieri della lista civica "Spigai per cambiare" e di alcuni cittadini sul futuro della sanità locale. La riforma del sistema regionale ormai è approvata, ma il gruppo di minoranza ha organizzato un consiglio comunale aperto all'ex cinema vittoria A Cascine di Buti per discutere sulle criticità della legge. I consiglieri regionali Pd Alessandra Nardini e Andrea Pieroni hanno spiegato i punti principali e gli obiettivi del nuovo sistema sanitario. Le perplessità sono arrivate dai consiglieri di minoranza, dal presidente del comitato referendario per l'abrogazione della legge, Giuseppe Ricci, e dal consigliere regionale del Movimento cinque stelle Andrea Quartini.
«L'incontro è stato organizzato in seguito alla richiesta di referendum - dicono i consiglieri di "Spigai per cambiare" - per il quale solo a Buti abbiamo raccolto 130 firme in due giorni. Ma soprattutto per le richieste dei cittadini che volevano saperne di più su una riforma che va a toccare la vita di tutti».
Secondo la lista civica paesi come Buti rischiano di essere fortemente penalizzati. «Il nostro è un territorio marginale, come molti altri in Toscana, con molti anziani e dove sono presenti malattie particolari, come la sla, la sclerosi multipla e forme di distrofia muscolare. Questa riforma porterà ancora più difficoltà per questa fascia di popolazione, sia dal punto di vista logistico che economico».
I consiglieri criticano le liste d'attesa per visite mediche, interventi e ospedalizzazioni nella sanità pubblica, ma anche i costi eccessivi: «Il rischio è che si assista a uno smantellamento dei presidi sanitari, in questo modo un butese che fa riferimento al distretto sanitario Asl di Bientina dovrebbe spostarsi fino a Pontedera per una visita. Dovremmo pensare a un sistema di trasporto sociale, senza contare che non sappiamo se il servizio domiciliare verrà mantenuto. La maggior parte dei pensionati inoltre fa fatica a sostenere le spese per la sanità con la sola esenzione».
Lorenzo Lazzerini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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