La manifestazione
«Non perdono il mio aggressore»
Parla l’uomo accoltellato dal vicino di casa nell’ex centro per stranieri
CASCINA. Abdelhak Lemzouri, 36 anni, marocchino residente a Cascina ormai da molti anni, ha rischiato la vita dopo essere stato aggredito dal suo vicino di casa, a metà febbraio, nell’ex centro di accoglienza di Cascina, ora trasformato in alloggi da destinare a famiglie senza una casa. Siamo andati a trovare il ferito, ora che è stato dimesso dall’ospedale.
«Non posso perdonare l’uomo che mi ha accoltellato per un motivo così banale – dice – ma al tempo stesso non possono non preoccuparmi per la sua famiglia. Lui ha problemi familiari ancora più gravi della vicenda che riguarda la mia aggressione. Gli assistenti sociali e i servizi sociali non sono mai intervenuti. Solo ora che è successo tutto questo, si sono fatti vivi».
Il migrante ricostruisce i momenti che hanno preceduto l’aggressione. «Il mio vicino di casa (un tunisino ancora in carcere, arrestato dai carabinieri) era troppo nervoso quel giorno. Rovesciava i mobili, rompeva tutto. Gridava al telefono alla moglie: “Ti ammazzo...”».
Quel giorno infatti il tunisino e la moglie avevano avuto una discussione e la donna si era allontanata da casa.
«Mia moglie è scesa per chiedergli di fare più piano – racconta ancora l’accoltellato – ma lui, che si era tolto anche la maglia, era sempre più agitato. Ha cercato di spingere mia moglie e, quando mi ha visto che stavo per intervenire, deve avere avuto paura. Ha reagito ancora di più, ha spinto mia moglie in casa sua. Sono riuscito a farla uscire, ma lui nel frattempo aveva preso un coltello e mi ha colpito all’addome. Quando me ne sono accorto era troppo tardi. Poi i carabinieri hanno accertato che quella sera l’aggressore era alterato perché aveva bevuto e forse anche per altre ragioni. Ma io per poco non ci rimetto la vita».
Abdelhak Lemzouri, è molto conosciuto a Pisa e Cascina perché è istruttore di taekwondo. In queste settimane tanti gli sono stati vicini e hanno cercato di aiutarlo a superare il difficile momento.
«Quello che è successo a me poteva capitare anche ad altre persone che vivono in questa struttura. Siamo stati messi qui dal Comune, ma la convivenza tra persone tanto diverse non è facile. Ora i servizi sono intervenuti, ma è troppo tardi. In genere non si muove nessuno per aiutare famiglie che sono in difficoltà».©RIPRODUZIONE RISERVATA
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