Il Tirreno

Pontedera

Mara, uccisa nel degrado sociale

di Sabrina Chiellini
Mara, uccisa nel degrado sociale

Con questo motivo la Corte ha concesso le attenuanti generiche al compagno condannato a 7 anni

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ZAMBRA. Il cadavere martoriato della povera Mara Catani Nieri, 42 anni, trovata morta la mattina del 26 aprile 2013 nel cortile della casa dove abitava a Capannoli, fornisce già da solo la prova insuperabile delle violenze di cui la donna fu vittima quella maledetta notte del 25 aprile.

Sulla base di questa premessa la Corte d’Assise di Pisa - presidente Luca Salutini, giudice a latere Donato D’Auria, oltre ai giudici popolari - ha condannato il compagno della donna Alfredo Di Giovannantonio, 41 anni, di Zambra di Cascina, per il reato di omicidio preterintenzionale alla pena di 7 anni, oltre al pagamento delle spese processuali. Gli ha però riconosciuto le attenuanti generiche e quindi gli ha “condonato” un anno a fronte della richiesta di 8 anni avanzata dal pubblico ministero Giovanni Porpora.

La Corte - le motivazioni della sentenza di primo grado sono state depositate in questi giorni - nel concedere all’imputato le attenuanti generiche ha tenuto in considerazione il contesto di degrado individuale, familiare e sociale in cui è avvenuto il delitto. Due persone con problemi di alcolismo, abituate a frequenti liti: l’ultima è costata la vita a Mara.

Quasi a sorpresa, la Corte d’Assise, che pure ha dichiarato l’imputato interdetto in perpetuo dai pubblici uffici e in stato di interdizione legale per la durata della pena che gli è stata inflitta, non si è espressa in alcun modo rispetto al risarcimento dei danni per la parte civile: la madre, il padre e il fratello, rappresentati dall’avvocato Rolando Rossi di Pisa.

Subito dopo la lettura della sentenza la madre di Mara, Carla Mattolini, era scoppiata in lacrime: «Mi chiedo come mai i giudici non ci abbiano riconosciuto nemmeno un risarcimento, come se la vita di nostra figlia non avesse un valore, perché lei aveva un suo disagio».

La Corte ha condannato Digiovannantonio a risarcire le parti civili, ma la somma dovrà essere liquidata in separato giudizio civile. Anche su questo passaggio i familiari, come il loro avvocato, hanno dimostrato un certo scetticismo. Si dice infatti nelle motivazioni della sentenza che la Corte non è stata messa in grado di apprezzare l’entità del danno da riconoscersi, anche come mera provvisionale, alla parte civile. Questo perché «negli atti del processo sono assenti atti o documenti dai quali si possa desumere il grado esatto di parentela esistente tra le parti civili e la vittima». E poi non è chiaro, secondo i giudici, quanto si frequentassero. Su questo hanno quindi creduto all’imputato il quale durante le intercettazioni ambientali presentava la sua compagna come una donna sola. Considerazioni, queste, che hanno lasciato senza parole i familiari. Il difensore della parte civile, avvocato Rossi, sta valutando se proporre ricorso in Appello per chiedere di rivedere la sentenza nella parte relativa al risarcimento dei danni.

La sentenza non lascia dubbi sulle cause della morte di Mara, vittima di una serie di percosse, alcune delle quali di particolare violenza, come quelle che le provocarono la rottura del setto nasale. Nessuno degli argomenti della difesa di Di Giovannantonio, che ha puntato tutto su una caduta accidentale della vittima, è stato condiviso dalla Corte. La lite cominciata a casa degli amici a Calci scatenò l’ira del compagno e dette «origine all’assurdo e immotivato pestaggio dal quale derivò, come conseguenza certo non voluta dall’uomo, la morte della Catani Nieri», si legge nella sentenza.

Ora i familiari della donna, oltre a continuare l’iter della giustizia penale, potranno tentare una causa civile contro il compagno della donna.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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