Sicurezza
La conceria cresce nonostante la crisi
Nel distretto di Santa Croce gli investimenti sono risaliti a quota 255 milioni
SANTA CROCE. Gli esperti dell'Irpet lo chiamano "riaggiustamento industriale", intendendo quella riorganizzazione produttiva che porta ad una "scrematura" di aziende, producendo una riduzione nel numero di imprese ma allo stesso tempo ad un potenziamento di quelle più efficienti. È quanto è avvenuto dall'inizio della crisi nel tessuto manifatturiero toscano legato alla filiera della pelle. Un tessuto meno numeroso, ma dove la perdita di forza lavoro è stata comunque contenuta, producendo addirittura un incremento di fatturato e di investimenti. A dirlo sono i dati di una ricerca dell'Ires, l'istituto di ricerche economiche e sociali della Cgil, illustrata il 4 marzo a Santa Croce, nei locali di Villa Pacchiani, durante il convegno dal titolo "Coesione e innovazione per il distretto di Santa Croce" organizzato dalla Cgil e dalla Filctem-Cgil. Presenti all'evento tutti i rappresentanti del mondo produttivo e associativo del comprensorio del Cuoio, insieme ai vari esponenti della Cgil pisana.
Crescere nonostante la crisi. Ad illustrare i dati dell'Ires è stato il ricercatore Enrico Fabbri, intervenuto in apertura insieme al collega Fabio Boscherini e al presidente Fabio Giovagnoli. Una fotografia decisamente positiva quella scattata da Fabbri, che ha preso in esame comunque l'intera filiera dalla pelle, comprendendo tutto l'asse della moda da Santa Maria a Monte fino all'hinterland fiorentino. Una galassia di piccole e medie imprese conciarie, calzaturiere e di pelletteria, che dall'inizio della crisi ha perso circa 390 unità, con una perdita di lavoro stimata in circa 800 posti. Una sostanziale stabilità secondo l'analisi Ires, come confermato anche i volumi delle esportazioni: 4,24 miliardi di euro nel 2014, in linea con i numeri del 2011. A trainare la stabilità dell'export, però, sono prima di tutto le aziende conciarie, che nello stesso periodo hanno incrementato la propria presenza sui mercati esteri da 2,7 a 3,5 miliardi di euro.
Fatturati e investimenti. «Il valore aggiunto delle imprese, invece - ha aggiunto Fabbri - è passato addirittura da 1 miliardo e 280 milioni del 2009 a 2 miliardi e 74 milioni nel 2012: in piena crisi economica, quindi, il distretto ha continuato a crescere». Tutto questo si sarebbe tradotto anche in una decisa spinta agli investimenti: dai 205 milioni del 2008 il settore era sceso a 147 milioni nel 2010, per poi risalire a quota 255 nel 2014. «Investimenti che hanno riguardato soprattutto la forza lavoro - ha spiegato Fabbri - a dimostrazione che questo territorio non ha mai rinunciato ad avere una politica industriale».
Le assunzioni. Interessante anche il dato sui nuovi avviamenti lavorativi, che nel 2014 hanno visto un incremento del 35% nell'area fiorentina, contro appena il 4,3% di quella pisana. «Questo perché le aziende della provincia di Firenze avevano avuto nei primi anni di crisi una maggiore contrazione - ha spiegato Fabbri - rispetto ad un'area pisana che invece ha tutelato di più i propri addetti. Le aziende conciarie, inoltre, hanno incrementato più delle altre le competenze all'interno delle imprese. La presenza di un distretto ha anche permesso di capitalizzare queste capacità mettendole a disposizione di più aziende. Complessivamente, il distretto si dimostra capace di offrire un lavoro di buona qualità».
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