Sicurezza
«Ha successo chi muore come martire»
I messaggi sul web del giovane disoccupato di Ponsacco accusato di inneggiare alla guerra santa
PONSACCO. È entrato nel vivo, con la deposizione del sostituto commissario della polizia Stefano Caraceni, il processo per fare luce sulle responsabilità di Jalal El Hanaoui, 26 anni, marocchino di Ponsacco, detenuto dal luglio scorso nel carcere Don Bosco di Pisa e accusato di istigazione alla jihad attraverso i suoi profili Facebook, nell'ambito di un'inchiesta della magistratura contro il terrorismo.
Le principali accuse si reggono sull'attività che il giovane disoccupato avrebbe svolto sul web anche con un profilo Fb corrispondente a un nome di fantasia. Per cui ieri uno dei poliziotti che ha svolto le indagini è stato chiamato a riferire di aspetti tecnici (a cominciare dai sistemi informatici utilizzati dal giovane per garantirsi l’anonimato) che hanno riguardato le intercettazioni sia telefoniche (in particolare con una studentessa dell’Università di Venezia, appassionata di religione islamica) che informatiche riconducibili a utenze in uso all’imputato. "Ha successo chi muore martire. Chi cancella i peccati versando il sangue entrerà in paradiso profumato": così aveva scritto online il giovane il 9 giugno, esaltando il martirio musulmano per la guerra santa. Su questo e su altri aspetti dell’indagine ha riferito uno degli investigatori. Entrando nel dettaglio di alcuni post. In un'altra immagine pubblicata, raffigurante una decapitazione, il giovane disoccupato marocchino spiegava che questo è un modo per formare un terrorista e commentava: "Per alcuni sono assassini mentre per le mamme del Medio Oriente sono eroi". In un altro post su Fb, insieme alla frase "Esegui la preghiera. Essa è la tua salvezza", pubblicava una foto modificata inserendo il vessillo simbolo dei terroristi dell'Isis.
El Hanaoui gestiva come amministratore tre profili Facebook, da cui, accanto a discussioni su temi religiosi islamici, invitava però gli “amici” a posizioni oltranziste ed estremiste, evidenziando una chiara condotta per proselitismo a favore della partecipazione alla jihad (guerra santa). Il marocchino postava su Facebook anche foto di celebri monumenti, forse considerati da lui obiettivi di attentati. Tra questi la Statua della Libertà, la Torre di Pisa, la cattedrale di San Basilio a Mosca.
La difesa ha presentato istanza di proscioglimento dell’imputato in vista di una possibile riqualificazione del reato contestato, ma la Corte l’ha respinta. Il processo è stato aggiornato al 18 marzo.
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