Gioco
Acquedotto, petizione contro l’amianto nei tubi
La raccolta di firme viene lanciata dall’Unione Inquilini nella zona del Cuoio Santa Croce è il secondo comune in Toscana per fibre d’amianto nell’acqua
SANTA CROCE. Finirà al centro di una raccolta di firme la questione delle fibre d'amianto nelle acque a Santa Croce sull'Arno e nel comprensorio del Cuoio. A lanciarla l'Unione Inquilini, dopo la pubblicazione dello studio promosso dall'Autorità Idrica Toscana che evidenziava alcuni mesi fa come la presenza delle d'amianto nelle acque del comune si attestassero a 72.737 fibre per litro, il secondo dato in Toscana.
«Contattando i vari enti preposti al controllo, da Arpat all'Usl fino ad Acque Spa, è emerso come questo studio sia l'unico fatto in 20 anni sul nostro territorio - spiega Luca Scarselli, dell'Unione Inquilini. - Di qui la richiesta, già presentata tempo fa, di una mappa dettagliata degli oltre 74 km di tubi in cemento amianto ancora presenti nel comprensorio, ma anche una raccolta firme da presentare in tutti i comuni per richiedere un monitoraggio semestrale della presenza di amianto nelle acque ed un impegno dei comuni alla dismissione degli ultimi tratti con le vecchie tubazioni, messe al bando a metà degli anni '90».
I numeri. Se l'unico dato allarmante circa le fibre in acqua riguarda solo Santa Croce, il problema delle tubature in cemento-amianto, messe al bando a metà degli anni '90, resta caldo anche nel comprensorio. Condotte di vecchia generazione infatti ancora tempestano a tratti la rete, un po' ovunque in Toscana. «Tubi che cominciano ad avere più di 20 anni, la cui tenuta prevedibilmente può peggiorare», precisa Scarselli. Se nell'Empolese Valdelsa la percentuale di rete ancora in amianto ammonta all'11%, riguardando ben 144 km sui 1325 km totali, nel comprensorio la percentuale sale al 13,9. Questi i dati dei comuni: Santa Croce (31 km su 81 pari al 36%); Fucecchio (20,6 km su 126 pari al 16%); Castelfranco (18,19 km su 117,28 pari al 15,5%); San Miniato (24 km su 257 pari al 9,6%); Montopoli Val D'Arno (5 km su 81 pari al 6,6%); Santa Maria a Monte (4 km su circa 100 pari al 4%). In altre parole quattro Comuni su sei sono al di sopra della media regionale, pari al 5,96% delle condutture totali.
«Purtroppo le normative italiane ed europee ad oggi non fissano né limiti di legge né obblighi di monitoraggio, anche se molti studi cominciano a mettere in relazione il consumo di fibre in acqua al cancro all'intestino - conclude Scarselli - I sindaci, come responsabili della salute pubblica, siano avanguardia in questo campo».
Nilo Di Modica
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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