Il Tirreno

Pontedera

Un’emodialisi tra rete wi-fi e schermi tv

di Andreas Quirici
Un’emodialisi tra rete wi-fi e schermi tv

Quasi pronto il vecchio reparto ristrutturato con più postazioni e comfort per i pazienti

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PONTEDERA. L’odore di nuovo ti penetra appena varchi la porta sotto la scritta “emodialisi”. Tinta asciugata da poco alle pareti, macchinari di ultima generazione ancora imbustati e qualche scatolone danno l’idea di essere davvero in un nuovo reparto. In realtà abbiamo appena varcato la soglia della vecchia ala dell’ospedale di Pontedera che Massimo Bascherini, capo dell’ufficio tecnico dell’Asl, colloca nel 1876, anno d’inaugurazione del progetto realizzato dall’architetto Luigi Bellincioni.

Qui fino al 2014 c’era il vecchio reparto, allestito negli anni Ottanta, in cui i pazienti si sottoponevano a dialisi. Tra una settimana, al massimo dieci giorni, gli stessi malati di insufficienza renale torneranno per le sedute da quasi quattro ore ciascuna da effettuare due volte a settimana. Dopo l’opera di ristrutturazione troveranno un comfort maggiore per il calvario che così tante volte devono affrontare. E avranno a disposizione più postazioni «con un miglioramento, promette il primario Giovanni Grazi, anche della fruizione del servizio».

Comfort migliore. Attualmente a disposizione dei circa 30 pazienti al giorno che frequentano l’emodialisi c’è il tanto criticato container con sette postazioni oltre ad altri sette posti ricavati nel reparto di Medicina 2 (quindi 14 in totale). Fra pochi giorni saranno complessivamente 17 (dieci nel reparto ristrutturato, più i sette del container). La migliore fruizione deriva proprio dall’aumento dei posi a disposizione, visto che al giorno potranno essere assistiti circa 35 persone. Oltre da un restyling complessivo del vecchio reparto con monitor agganciati al soffitto dove guardare le tv mentre ci si sottopone al trattamento o su cui proiettare lo schermo del proprio computer collegato a Internet via cavo e tramite la rete wi-fi installata durante i lavori insieme a nuovi impianti elettrici, idraulici, di segnalazione, di rilevazione e di distribuzione dell’acqua osmotizzata, quella cioè altamente depurata.

«Un salto di qualità». Una stanza da quattro postazioni e tre da due compongono il reparto in cui c’è anche una tisaneria, gli spogliatoi per uomini e donne, vari depositi, un ufficio per gli infermieri e un ambulatorio medico, questi ultimi allestiti con strumentazioni per trasformarli in stanze con postazioni per la dialisi di emergenza. «È sicuramente un salto di qualità - afferma Grazi mentre si guarda intorno soddisfatto - che ci avvicina a un livello ottimale del servizio».

«Critiche assurde». Non che finora, secondo il primario e Bascherini, la situazione fosse disastrosa. «Anzi - dice ancora il responsabile dell’ufficio tecnico - Sfido chiunque a dire che le condizioni nella struttura modulare, che abbiamo scelto in attesa della ristrutturazione del vecchio reparto, fossero pessime». A Bascherini la parola container non piace. E le tante polemiche a riguardo lo hanno toccato nel vivo: «Ho letto cose assurde. La realtà è che, per le poche risorse che avevamo a disposizione, abbiamo optato per la soluzione più indolore possibile. E per capire quanto ci teniamo a risolvere questa situazione basta pensare che la richiesta di soldi per un reparto nuovo l’abbiamo fatta nel 2008 al Ministero».

Il container resta aperto. E quei tre milioni e passa necessari per il nuovo reparto sono stati finalmente stanziati dal Ministero. «Ora manca solo l’accordo tra Regione e Governo - riprende lo stesso Bascherini - e poi potranno cominciare i lavori». La data prevista per la prima pietra è il 2017. Nel frattempo i pazienti saranno smistati tra il reparto ristrutturato e il container che, fatalmente, non sarà accantonato. Inevitabile, visto che il numero dei malati d’insufficienza renale sono aumentati negli anni. «Di norma sono tra i 78 e gli 80 ogni 100mila abitanti - aggiunge Grazi - In Valdera sono un po’ meno rispetto alla media nazionale, 58 più altri due acuti». È chiaro che l’ultima parola sulla qualità degli interventi effettuati spetterà ai pazienti. Ma a guardarsi intorno, tra pareti immacolate con righe blu e gialle, il senso di aver fatto un passo avanti ci accompagna all’uscita.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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