Il Tirreno

Pontedera

«Recintiamo il villaggio, anzi no: più controlli»

di Tommaso Silvi
«Recintiamo il villaggio, anzi no: più controlli»

Le ricette di presidi e genitori contro lo spaccio a scuola

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PONTEDERA. Presidi e genitori. La droga nelle scuole del villaggio scolastico è un problema di cui tutti sono a conoscenza. I cento grammi di hashish trovati dalle forze dell'ordine martedì nel bagno dell'Ipsia Pacinotti durante uno dei controlli che sempre più spesso vengono effettuati nel complesso studentesco hanno acceso nuovamente i riflettori su una criticità che da anni attanaglia licei e istituti della città. Mamme, babbi e presidi ora pensano a come eliminare, o quantomeno arginare, il consumo e lo spaccio di droghe leggere tra banchi e zaini. C'è chi opta per la linea dura, caratterizzata da controlli e recinzioni intorno al villaggio scolastico, e chi invece individua nella prevenzione l'unico deterrente in grado di far scomparire spacciatori e consumatori dalle scuole.

Controlli serrati e confini precisi. Pedonalizzare e recintare l'area in cui ogni giorno si radunano cinquemila studenti provenienti da tutta la Valdera per facilitare le azioni di controllo da parte delle forze dell'ordine e per avere un'idea più precisa di chi circola intorno ai cancelli degli edifici didattici. Pierluigi Robino, preside dell'Itis Marconi, e Sandro Scapellato, reggente del liceo XXV Aprile illustrano la loro cartolina immaginaria di villaggio scolastico anti droga: «Recintare il complesso potrebbe essere una soluzione, ma in parallelo occorrerebbe vigilare sulla zona, cosi da monitorare ingressi e uscite. Quasi ogni giorno si vedono personaggi sospetti vicino all'ingresso delle scuole, ma l'unica cosa che posso fare è controllare che all'interno del mio istituto non venga consumata né venduta droga», spiega Robino, che in 9 anni al Marconi ha dovuto gestire diverse situazioni delicate: «Ci sono ragazzi che sono stati pizzicati a maneggiare hashish o altre sostanze, nei confronti dei quali sono stati presi anche seri provvedimenti, sia interni che legali. Alcuni di loro a distanza di anni li ho incontrati per strada e mi hanno ringraziato. È stato bello, perché ho avuto la sensazione che i diretti interessati avessero capito il senso delle punizioni adottate all'epoca nei loro confronti».

Occhi puntati sugli spazi condivisi dagli studenti durante la ricreazione e negli altri momenti in cui non c'è lezione. Angoli in cui, secondo il preside reggente del XXV Aprile Sandro Scapellato, è facile confondersi nella folla e agire quasi indisturbati: «Credo che una presenza quotidiana nel villaggio di agenti delle forze dell'ordine sarebbe dissuasiva nei confronti di spacciatori e consumatori. Basta poco per scoraggiarli».

Prevenzione choc. «Ci vogliono campagne forti a partire dalle scuole medie, in cui si fanno vedere ai ragazzi gli effetti delle droghe, magari facendoli raccontare loro direttamente da giovani che hanno avuto problemi di tossicodipendenza. Non bisogna avere paura di spaventare gli studenti È necessario metterli a conoscenza seriamente del problema». Esce fuori dal coro rispetto ai colleghi Luigi Vittipaldi, preside dell'Itcg Fermi dal settembre scorso. «Recintare il villaggio con una rete sarebbe inutile, tutti potrebbero tagliarla e entrare. E se la recinzione venisse costruita con materiali resistenti verrebbe a costare uno sproposito. Non credo che sia una strada percorribile».

Parlano i genitori. Controlli periodici a sorpresa. Senza presìdi fissi. È la proposta di Claudio Giuntoli, rappresentante dei genitori del Marconi: «La droga nelle scuole è entrata da tempo e ora togliercela non è per niente facile, ma una serie di controlli a sorpresa come quelli degli ultimi giorni è un buon punto di partenza». Stessa idea per Francesca Pinori, rappresentante dei genitori del XXV Aprile: «Non demonizzo lo spinello, ma non è ammissibile che si consumi a scuola. Occorre maggiore vigilanza e controlli continui, non si può ridurre tutto al ritornello "tanto si sa che i ragazzi a scuola fumano"».

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