La manifestazione
Una storia centenaria che rischia di scomparire
L’esordio di Marcello Lippi in panchina e la vittoria sulla Nazionale i punti più alti Dal 2010 nuovo nome, ritorno tra i “prof” e tanti giovani venduti a grandi società
PONTEDERA. Dal 1912 al 2016. Centoquattro anni di storia che rischiano di essere buttati nel cestino da un comunicato che ha tutta l’aria di aprire una crisi irreparabile per le sorti del calcio granata.
All’apparenza si cerca di allargare il numero dei soci. Ma quel «disposti a cedere la maggioranza» scritto nella nota diffusa ieri pomeriggio sa tanto di disimpegno da parte di una dirigenza che ha ereditato la guida del club pontederese da una grande tradizione di presidenti, fatta di personaggi illustri dell’imprenditoria locale e grandissimi appassionati di questa città.
La storia dell’Us Pontedera parte nel 1912 e dura fino al 2010, quando il club cambia nome diventando Us Città di Pontedera. Un passaggio inevitabile a causa di una situazione debitoria divenuta ormai insostenibile. Con la creazione di una “bad company” dove far confluire tutti gli errori del recente passato e aprire la strada a un nuovo corso fatto di un Comune molto vicino alla nuova dirigenza composta da imprenditori di zona, ognuno con una quota. «Modello virtuoso», venne definito, con un gruppo di affiatati amanti della maglia granata con disponibilità economiche e voglia di far tornare grande una società che si era fatta un nome nel panorama calcistico italiano. Che aveva avuto tra i suoi allenatori un esordiente Marcello Lippi che avrebbe poi guidato la Juventus a tantissimi successi anche in campo internazionale e la Nazionale italiana al titolo di campione del mondo nel 2006. E che aveva stupito tutti il 6 aprile 1994 quando a Coverciano aveva battuto in amichevole l’Italia di Sacchi che si apprestava a partecipare ai Mondiali statunitensi dove sarebbe arrivata addirittura seconda dietro il Brasile. Una ribalta suggellata dal “titolone” concesso ai granata da parte della Gazzetta dello Sport: «Ai mondiali il Pontedera».
Quel gruppo d’imprenditori aveva ereditato una storia e stava per scriverne un’altra. Dal 2010 con la squadra in serie D sono trascorsi poco più di cinque anni di autentico splendore con l’approdo tra i professionisti in Prima Divisione, poi diventata Lega Pro, e il sogno di poter toccare da vicino addirittura la serie B con quel pomeriggio a Lecce, l’11 maggio 2014, nel quarto di finale dei playoff stregato e perso ai rigori 8-7.
Una storia recente segnata dalla coppia formata da Paolo Indiani e Paolo Giovannini, rispettivamente allenatore e direttore sportivo a cui la dirigenza degli ultimi anni ha avuto l’intuizione di affidare le sorti e la gestione della squadra ricavandone risultati sportivi di grande rilievo in un campionato difficile e importante come la “vecchia” Serie C e valorizzazione di giocatori comprati a poco e venduti a peso d’oro che hanno permesso di poter programmare al meglio le stagioni successive. Forse è proprio la mancanza di un giovane da vendere a un grande club ciò che ha fatto prendere la decisione di lanciare il sasso nello stagno e vedere cosa succede a un gruppo sempre più risicato di dirigenti. L’importante ora sarà non nascondere la mano e affrontare la situazione a viso aperto per trovare una soluzione. (a.q.)
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