Sicurezza
Piaggio, nell’indotto si lavora a singhiozzo
Sempre più ridotti i volumi produttivi nelle piccole e medie imprese
PONTEDERA. «Alla Tmm lavorano in circa 40, sui 90 dipendenti complessivi, per cinque o sei giorni al mese. Mentre alla Ristori ci sarà una resa dei conti a ottobre quando scadrà la cassa integrazione. E a oggi resta l’incubo degli oltre 60 esuberi ventilati dall’azienda nel 2014, quando venne trovato l’accordo per evitare i licenziamenti». Sono due esempi di forte sofferenza nell’indotto Piaggio citati da Samuele Nacci (Uilm Uil) nel corso della conferenza stampa sui problemi del settore metalmeccanico.
Luci e ombre/1. Un quadro negativo che non accenna a trovare una soluzione, malgrado ogni tanto emergano notizie positive come quelle della Donati che ha intenzione d’interrompere il contratto di solidarietà dopo aver acquisito due commesse da aziende di Torino che fanno parte dell’indotto Piaggio. Ma anche in questo caso c’è il rischio che non sia tutt’oro quello che luccica, come sottolineato da Stefano Benvenuti (Fiom Cgil), pochi giorni fa: «È una buona notizia, non c’è dubbio. Ma ora bisogna passare dalle parole ai fatti, perché se l’azienda ha intenzione di sospendere l’ammortizzatore sociale è bene che lo faccia. Non si possono sprecare giorni di un contratto di solidarietà che, invece, deve essere usato con parsimonia visto che è cambiata la normativa restringendone notevolmente l’utilizzo nel medio periodo».
Luci e ombre/2. Insomma, quando si parla d’indotto metalmeccanico gli aspetti positivi vanno cercati con la lente d’ingrandimento. E, anche quando si trovano, non sono mai del tutto esaltanti. «Come la Promec - spiega ancora Nacci - che sta lavorando per l’estero con ottimi risultati. È nata dalla cessione di un ramo d’azienda della Ghiara Meccanica, ditta quest’ultima arrivata al fallimento. E ora anche Promec rischia di subire ripercussioni negative proprio a causa del fallimento di Ghiara Meccanica. Senza contare che Promec aveva una commessa della Piaggio per un componente di un veicolo destinato ad andare fuori produzione nel 2018. E che, invece, potrebbe scomparire già dal 2017».
Ridotto all’osso. Donati e Promec sono due esempi comunque positivi di un tessuto produttivo in genere consumato e ridotto all’osso nel corso degli anni. «Bib era una fabbrica da 120 operai che ha chiuso - dice ancora il rappresentanti di Uilm - Pieracci aveva gli stessi numeri quando i flussi di lavoro da Piaggio scorrevano. Ma con la riduzione delle commesse anche l’azienda di Fornacette si è ridotta a circa 40 dipendenti che lavorano non più di sei o sette mesi all’anno. Difficile trovare soluzioni a questa crisi se le istituzioni non intervengono».
Rischio esuberi. E, a dire il vero, anche quando si muovono i Comuni e la Regione, non sempre le cose migliorano con la magia. Un esempio è la Ristori, dove alla fine del 2014 è stato fatto un accordo per l’attivazione della cassa integrazione per evitare il licenziamento di 68 dipendenti. «È stata aperta anche la mobilità volontaria - sottolinea ancora Benvenuti - ma nessuno se n’è andato. I conti sono ora sotto controllo e stiamo discutendo il rinnovo del premio di produzione. Ma se la produzione non subirà un’accelerata l’unico interrogativo riguarderà il numero degli esuberi». (a.q.)
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