Attenzione
Promotore patteggia un anno e 11 mesi per truffa e falso
Un 43enne volterrano, già radiato dall’albo di categoria era accusato di manipolazione di assegni e prospetti
VOLTERRA. Patteggia un anno e 11 mesi per truffa e falso in scrittura privata, un promotore finanziario già radiato dall'albo di categoria per una serie di operazioni finanziarie disconosciute dai risparmiatori che gli avevano affidato centinaia di migliaia di euro. Il giudice gli ha concesso la condizionale.
La scelta di Michele Nasoni, 43 anni, di Volterra, ha vanificato gli effetti della costituzione di parte civile di numerosi clienti ai quali, adesso, non restare che l'azione legale a livello civilistico per tentare di recuperare i soldi svaniti. L'ex promotore, all'epoca dei fatti in forza a FinecoBank, aveva clienti anche nella provincia di Livorno, a Rosignano in particolare, e a Pisa. L'accusa principale, formalizzata con diverse querele presentate al commissariato della polizia di stato della città di Volterra, era quella di aver staccato assegni, falsificando le firme, per circa 110.000 euro e di aver manipolato i prospetti sull'andamento degli investimenti dei suoi clienti per almeno 450.000 euro. Chiamati dalla banca a confermare i numeri, i risparmiatori avevano negato di aver mai concluso le operazioni effettuate da Nasoni e, soprattutto, il quadro finanziario rappresentato dall'ex promotore come florido, ma che nella realtà era stato alleggerito nella sostanza.
Nasoni, iscritto all'albo dal 2000, era stato segnalato alla vigilanza da FinecoBank, dalle cui note era emerso che il 43enne avrebbe utilizzato i carnet di assegni di alcuni clienti apponendo firme false sulla relativa richiesta di rilascio e sui singoli assegni. In particolare, stando all'accusa, il promotore, tramite l'utilizzo dei titoli di credito, avrebbe acquisito disponibilità di pertinenza della clientela e avrebbe distratto somme a favore di terzi. Tra le contestazioni anche l'acquisizione "tramite distrazione a favore di terzi della disponibilità di pertinenza della clientela; aver falsificato la firma dei clienti su assegni bancari e sui moduli di richiesta dei relativi carnet; aver fornito ai clienti informazioni non rispondenti al vero; aver perfezionato operazioni non autorizzate dai clienti; aver utilizzato i codici personali di accesso telematico ai rapporti di pertinenza dei clienti senza rispettare le cautele previste". Il patteggiamento (giudice Mirani, pm onorario Pepe) chiude il fronte penale.
Pietro Barghigiani
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