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Rifiuta l’aiuto dell’Asl: non voglio elemosine

Rifiuta l’aiuto dell’Asl: non voglio elemosine

NAVACCHIO. È stato un periodo difficile per Francesco Esposito e Cristina Vaccari e ieri mattina, al momento di iniziare le pratiche per ricevere un sussidio dall’assistenza sociale, la rabbia ha...

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NAVACCHIO. È stato un periodo difficile per Francesco Esposito e Cristina Vaccari e ieri mattina, al momento di iniziare le pratiche per ricevere un sussidio dall’assistenza sociale, la rabbia ha preso il sopravvento. I due cascinesi, residenti in via San Lorenzo, si erano recati al presidio socio sanitario di Navacchio per un appuntamento, convinti di ottenere un aiuto economico per far fronte alle spese familiari. Ma quando dall’altra parte gli sono stati offerti pochi spiccioli, Francesco Esposito ha dato in ecandescenze. Presso la struttura era presente anche una pattuglia dei carabinieri e, dopo qualche contrattazione, le acque si sono calmate senza conseguenze per nessuno.

«Sono disoccupato da un anno - dice Esposito - ma ogni mese dobbiamo versare 650 euro di affitto e sostenere le spese correnti con un figlio a carico. Per problemi medici ho dovuto lasciare il lavoro da camionista e, anche se possiedo tante patenti, non sono più riuscito a trovare un’occupazione».

A novembre 2015 l’incontro con il sindaco Alessio Antonelli: «Non mi volevano ricevere. Ma ho portato con me mia moglie e mio figlio e, dopo avere minacciato di pernottare lì, abbiamo ottenuto udienza». Dal colloquio nascono le attese per un sussidio. «Alla richiesta di un alloggio popolare - racconta - Antonelli ha risposto che non c’era disponibilità, mentre ci ha consigliato di venire all’Asl per ottenere un aiuto».

Dopo il primo appuntamento andato a vuoto, ieri mattina la coppia è andata Navacchio per avviare le pratiche, ma ad un certo punto la situazione è degenerata. «Abbiamo portato i documenti - spiega Francesco Esposito - e l’operatrice ci ha detto che sarebbero serviti quattro mesi per ottenere una miseria: 70/80 euro al mese per tre mesi. A quel punto mi sono sentito preso in giro e non ci ho visto più».

La rabbia è tanta e la frustrazione di non riuscire a far quadrare i conti ha innescato la lite: «Abbiamo sempre lavorato e pagato le tasse. Ora che abbiamo bisogno ci rispondono picche. L’elemosina non la vogliamo. Sono già d’accordo con quelli di Prendocasa, e se ne avremo necessità, occuperemo abusivamente un alloggio».

Carlo Palotti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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