Lutto
Telefono guasto, danni per migliaia di euro
Il gestore del Tamoil combatte con un disservizio ricorrente: «Non sappiamo più a chi rivolgerci»
CASTELFRANCO. «Non sappiamo più a chi rivolgerci, il prossimo passo di questo passo sarà il Papa». La prende a ridere Fabio Quinti, armeggiando sotto il cofano di una macchina nella sua officina, parte della stazione di servizio Tamoil sulla Nuova Francesca. Eppure la sua storia, segnata da un disservizio che va avanti ormai da 15 anni, ha dell'incredibile. Stiamo parlando della linea telefonica che da anni va e viene a causa di una rete a dir poco accidentata. «È cominciato tutto quando tirammo su il cantiere per il distributore, all'epoca, appena si ebbe il contratto con Telecom – racconta il titolare – l'allacciamento venne fatto in fretta, lasciando il cavo strisciante a terra. Ci dissero che era necessario un nuovo palo a cui poi avrebbero appeso il filo. Peccato che la situazione non sia cambiata di una virgola da allora». Il famoso palo del telefono, infatti, non è mai arrivato. Il più vicino è a 300 metri, troppo lontano. L'unico modo per assicurare il servizio quindi è stato quello di lasciare i cavi così come erano. Peccato che queste condizioni si accompagnino ad una linea telefonica che da anni va e viene, mettendo in seria difficoltà l'attività commerciale del distributore, che ha bisogno della linea non solo per il telefono, ma anche per i pagamenti bancomat del carburante al self service.
«Abbiamo fatto un conto, ogni giorno che siamo isolati noi perdiamo quasi 2000 euro d'incasso – continua Quinti. – Senza contare che il disservizio, che si manifesta ogni tre-quattro mesi, quando arriva può durare anche settimane. Durante le ultime festività natalizie siamo stati isolati dal 22 dicembre al 7 gennaio. E intanto, ogni volta, il lavoro cala del 30%, con un danno anche all'immagine dell'esercizio». E a febbraio la cosa si ripete. L'origine dei disagi, probabilmente, deriva anche dalle condizioni della linea. Il cavo passa ad altezza d'uomo, quando proprio non a terra, lungo il campo retrostante il distributore, fra rovi, canneti, pozze d'acqua e fossi. Evidenti, lungo il suo percorso, le numerose riparazioni fatte negli anni, alla meglio, con il nastro adesivo.
«Basta una pioggia più forte del solito, una giornata ventosa, un trattore o un animale e siamo di nuovo nei guai. È normale vivere così? È giusto? – si chiede Quinti – Ogni volta che chiamiamo ci vogliono giorni prima di vedere un tecnico. Arrivano, sistemano alla solita maniera, promettono interventi strutturali e poi spariscono e noi restiamo in attesa del disagio successivo».
Nilo Di Modica
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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