Il Tirreno

Pontedera

Le vendite sul web salvano il mercato

di Andreas Quirici
Le vendite sul web salvano il mercato

E c’è chi apre negozi monomarca nelle grandi città

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MILANO. Formazione, ricerca e sostegno da parte della Regione. Sono questi i perni su cui ruota il futuro del settore calzaturiero di casa nostra, giunto al Micam di Milano, la fiera più importante che durerà fino a domani, con la speranza che qualcosa di buono accada entro breve. Ma con la consapevolezza che la situazione resterà ancora stagnante, almeno per i prossimi sei mesi. «Il 2015 non è stato positivo e il 2016 è partito lentamente», dicono allo stand del calzaturificio Fratelli Vanni di Santa Maria a Monte. Il quadro della situazione è questo: un tunnel imboccato da tempo, di cui non si vede la fine. A livello nazionale il comparto ha perso il 2,9% in volume l'anno scorso e lo 0,7% in valore. Una situazione negativa, con le più disparate ricette per uscire dalla crisi. C'è chi spinge la ricerca e chi apre boutique in luoghi di grandissima visibilità, mentre altri scommettono sull'online. La maggior parte cerca l'equilibrio tra la produzione di un marchio proprio e quella per conto terzi. Ma tutti, proprio tutti, vendono quasi esclusivamente all'estero. «In Italia non vendiamo più da anni - dice Giampiero Bachini del calzaturificio Gardenia, anch'esso di Santa Maria a Monte - perché ci sono troppi problemi per i pagamenti».

Il futuro sul web. Zalando, ma anche Yoox sono i punti di riferimento del calzaturificio Joyks di Lavoria da cui ricava il 15% del fatturato. I due colossi della vendita online di capi di abbigliamento, accessori e, naturalmente, scarpe rappresentano uno sbocco sempre più importante per l'azienda di Luca Nencioni: «Il difficile per un marchio come il nostro è far capire la qualità dei prodotti. Non siamo una griffe, ma stando su queste piattaforme riusciamo a ottenere visibilità e fatturato». Vendere sul web, però, ha le sue contraddizioni. Secondo Marco Barachini, dell'omonima ditta di Vicopisano, «l'attività su Internet metterebbe a rischio il rapporto con i clienti». Mentre per Gianna Meliani di Ponticelli, «è un lavoro specifico che richiede una dedizione come per un negozio vero e proprio. Noi crediamo nella rete, ma a piccoli passi».

Boutique a Roma. Meliani, nota stilista, in questa fase punta sui canali tradizionali. Il 27 febbraio inaugurerà un negozio monomarca della sua linea a Roma, nel cuore della capitale. Ma, più in generale, ricerca la quadra nei conti lavorando anche per conto terzi. «L'abbiamo sempre fatto - racconta - Prima le commesse delle griffe rappresentavano il 50% della nostra produzione. Oggi sono l'80% e non possiamo fare altrimenti, anche se la libertà di manovra è chiaramente ridotta». Scelte inevitabili in un contesto simile. Ma c'è chi punta sul proprio marchio in maniera più decisa. Come il calzaturificio Jaguar, sempre di Santa Maria a Monte: il marchio è Sabrina Martone e rappresenta il 60% della produzione.

Ricerca spinta. Un altro che scommette sul proprio nome è Barachini. «Abbiamo fatto questa scelta e non la rinneghiamo - spiega Marco - ma è chiaro che si fa più fatica rispetto a chi produce per conto terzi. L'unica soluzione è lavorare tanto e investire molto in ricerca e nello stile». Un altro sistema per superare le difficoltà è quello di puntare al massimo su artigianalità e qualità del prodotto. «Il vantaggio di essere piccoli è la flessibilità con cui creiamo i nostri prodotti - spiega il titolare di Harris a Fucecchio, Bruno Famiglietti - La qualità è l'unico elemento che possa salvare i calzaturifici di questa zona. Le grandi griffe, ormai, fanno total look e dovranno pur tornare a fare le scarpe in Toscana».

Il futuro. Nell'attesa servono strategie per superare la crisi con meno danni possibile. «È per questo che vogliamo sviluppare formazione e ricerca - sottolinea Paolo Nacci, titolare del Lions di San Miniato e presidente del Consorzio calzaturieri della provincia di Pisa/Toscana manifatture - A giugno dovrebbero essere conclusi i lavori al Polo tecnologico conciario ed entro l'anno sarà installata la manovia sperimentale da cui ci aspettiamo la creazione del ricambio generazionale che ci serve per il futuro. Ma, nel frattempo, abbiamo bisogno di un supporto da parte delle istituzioni, perché rischiamo che le aziende scompaiano mentre costruiamo le basi per i prossimi anni. La Regione sarà il nostro primo interlocutore a cui chiederemo aiuto anche per un migliore accesso al credito».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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