In un anno hanno chiuso 21 aziende
La provincia di Pisa al secondo posto in Toscana per numero di addetti
MILANO. Le aziende calzaturiere in provincia di Pisa registrate al dicembre 2015 sono state 494. Nello stesso mese del 2014 era 515.
È questo il dato più evidente tra quelli elaborati da Assocalzaturifici in base alle informazioni fornite da Infocaqmere-Movimprese. Un numero che, in Toscana, mantiene l'area pisana al secondo posto con 4.204 addetti contro le 764 imprese fiorentine dove vengono impiegati 7.136 lavoratori. Il saldo negativo in fatto di chiusure di ditte resta evidente (-4,1%), anche se c'è chi sta peggio. Pistoia è passata da 319 a 296 (-7,2%), Siena da 38 a 36 (-5,3%). Contenuta la perdita di Lucca che in un anno è passata da 410 a 398 calzaturifici (-2,9%). Gli occupati del settore pisano rappresentano ancora il 21,8% del totale toscano che, nel 2015 era pari a 19.244, un dato pressoché stabile rispetto al 2009 con il numero complessivo che non ha mai superato 20mila.
Guardando all'export, si ha un'idea dello stallo che si sta verificando in provincia di Pisa, dove ci sono più aziende del settore che in Lucchesia, ma il valore della merce esportata è inferiore e ha subito un calo notevole tra il 2014 e il 2015. Pisa è passata da 181,44 milioni di euro nei primi nove mesi di due anni fa a 156,24 dello stesso periodo del 2015 (-13,9%). Lucca ha subito un calo del 2,3% (da 205,93 milioni a 201,20). La media toscana è influenzata da un 123% in positivo prodotto da Massa Carrara e da un +21,4% di Siena, due province dove però i numeri sono troppo piccoli per avere una certa rilevanza. Il +3,2% registrato complessivamente dall'intera regione non deve ingannare. L'unica zona a vocazione storica calzaturiera, dove c'è stato un aumento, è Firenze. Per il resto Lucca, Pistoia e Pisa sono in perdita.
«La situazione toscana è simile a quella di tutte le regioni italiane - ha detto Annarita Pilotti, presidente di Assocalzaturifici - La Toscana è una delle zone del nostro Paese dove la scarpa è sempre stata una produzione tipica. C'è una grande tradizione calzaturiera che, però, è in sofferenza da alcuni anni. Il nostro intento è quello di coinvolgere le regioni a vocazione calzaturiera per una richiesta comune alle istituzioni, in modo da ottenere sostegno sotto forma di incentivi economici. Per ora abbiamo cominciato dal presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, ma abbiamo fondati motivi per pensare che riuscire a ottenere aiuti consistenti per le nostre azienda». (a.q.)
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