Sicurezza
Sosta selvaggia, il prete «Piazza da chiudere»
PONSACCO. Avrebbe dovuto andare al lavoro alle sette, ma a causa della sosta selvaggia, si è ritrovato con la macchina bloccata fino alle otto. È quanto accaduto nei giorni scorsi a un ponsacchino...
PONSACCO. Avrebbe dovuto andare al lavoro alle sette, ma a causa della sosta selvaggia, si è ritrovato con la macchina bloccata fino alle otto. È quanto accaduto nei giorni scorsi a un ponsacchino che abita in piazza San Giovanni (la piazza della chiesa).
Dopo aver aspettato - invano - per mezz'ora, i proprietari delle auto "abbandonate" in mezzo alla piazza, il ponsacchino si è dovuto rivolgere alla polizia municipale. Alla fine, dopo una lunga ricerca, quasi alle otto, due signore sono uscite dal battistero e hanno liberato la piazza. Solo a quel punto, l’uomo ha potuto andare al lavoro.
La sosta selvaggia è una prassi consolidata in piazza San Giovanni. Soprattutto prima delle 7.30 e dopo le 20, quando la polizia municipale non è in servizio. I momenti di anarchia coincidono con il rientro dei residenti la sera, con le funzioni religiose e le riunioni della corale dopo cena. Molte persone, quando non trovano spazi regolari disponibili nella piazza, invece di cercare altrove, lasciano il veicolo in mezzo alla piazza, sul sagrato della chiesa e persino sugli spazi riservati ai portatori di handicap.
«La sosta selvaggia è un segno di inciviltà - dice don Renzo Nencioni, parroco di Ponsacco - A breve ci sarà un incontro con gli amministratori; dobbiamo trovare una soluzione. Purtroppo anche a me è capitato di non poter accedere al mio parcheggio a causa di veicoli che ne bloccavano l'accesso. Di solito, alle sette del mattino, nessuno deve uscire dalla piazza. Per questo le fedeli avevano parcheggiato in quel modo. Dobbiamo anche dire che piazza San Giovanni, più che uno spazio pubblico, è uno spazio della Chiesa. Comunque, siamo noi i primi a essere insoddisfatti. Credo che la soluzione migliore sarebbe chiudere la piazza, pur riservando qualche diritto alla Chiesa».
Questa volta una persona è andata a lavorare un'ora più tardi, ma cosa sarebbe accaduto se invece di un lavoratore si fosse trattato di un malato o di un'emergenza? Il Comune, consapevole del problema, sta lavorando per trovare una soluzione. (g.g.)
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