Il dolore
Dialisi, il vecchio reparto sarà riaperto a marzo
Quasi pronta la ristrutturazione in attesa dei lavori per la nuova area nel 2017 Ma Aned denuncia: «Manca personale, molti pazienti costretti a curarsi altrove»
PONTEDERA. Non c’è pace tra gli ulivi. Il titolo del film neorealista di Giuseppe De Santis, realizzato nel 1950, sembra adattarsi in maniera perfetta alla condizione in cui i circa sessanta pazienti del reparto di emodialisi dell’ospedale di Pontedera convivono con la loro malattia. O meglio, la difficile convivenza con l’organizzazione e le strutture dove devono sottoporsi ai trattamenti. Neanche il tempo di esultare per la notizia dell’arrivo dei soldi (oltre 3 milioni) per la costruzione della nuova dialisi (i cui lavori cominceranno nel 2017) e per rallegrarsi dell’apertura del vecchio reparto ristrutturato alla fine di questo mese di febbraio che arriva la tegola della carenza di personale destinato ai pazienti con disfunzioni renali.
«La Asl si trincera dietro al protocollo, che prevede al massimo tre pazienti per ciascun infermiere. Ma, di fatto, tre pazienti sono costretti a curarsi a Volterra e due a Pisa per carenza di personale del reparto di emodialisi all’ospedale di Pontedera - dice Maria Cristina Venturi, consigliere regionale dell’Associazione nazionale emodializzati dialisi e trapianto (Aned) - Non vorremmo inaugurare il nuovo reparto o riaprire quello vecchio ristrutturato e dover vedere letti vuoti, con pazienti che si curano altrove, per la carenza di personale imposta dall’Asl».
Cure quotidiane. La parola paradosso sembra calzante per una situazione che sono costrette ad affrontare da mesi ormai queste persone bisognose di cure pressoché quotidiane. «Abbiamo convissuto a lungo col container per ovviare alla mancanza del reparto - riprende Venturi - e ora che siamo vicini per lo meno ad avere a disposizione il vecchio reparto rimesso a nuovo saremo costretti a lottare ancora perché mancano infermieri e medici per assistere i pazienti». Secondo i conti dell’Aned, mancherebbero almeno dieci infermieri e due medici. «Come detto, la risposta dell’Asl sarà quella che i protocolli prevedono massimo tre pazienti per ogni infermiere. Ma la realtà dei fatti è che, attualmente, c’è un medico solo per tutto il reparto, mentre fino a pochi anni fa ce n’erano tre per ogni turno. Ora l’unico presente è costretto a dividersi tra l’emodialisi, la dialisi peritonale e i ricoveri nella zona ricavata in medicina 2. Ed è chiaro che quando va tutto bene non ci sono problemi di gestione. Ma appena si presentano complicazioni diventa evidente che i numeri non tornano».
Nuovi spazi a marzo. Intanto, però, si contano i giorni per la riapertura del vecchio reparto ristrutturato che non sostituirà il container (quest’ultimo rimarrà operativo), ma garantirà una condizione sicuramente migliore per i trattamenti ai quali sono costretti a sottoporsi le persone che frequentano l’emodialisi. Una operazione momentanea in attesa che si cominci a lavorare sul serio per creare il nuovo reparto. Intanto il Governo ha deciso di stanziare gli oltre tre milioni per l’intervento. Ma si dovrà attendere che siano assegnati in maniera definitiva. Contemporaneamente dovrà essere presentato il progetto definitivo, e dovrà essere sgombrata l’area di medicina 2 dove realizzare il nuovo reparto.
Addio al container nel 2017. «L’idea è quella che servirà tutto il 2016 - riprende Maria Cristina Venturi - per portare a compimento tutte queste pratiche. Poi, nel 2017, sarà dato il via ai lavori che, secondo le stime e le previsioni, dureranno circa trenta mesi. Siamo, quindi, ancora lontani, ma abbiamo fatto passi in avanti. Ora, però, dobbiamo pensare a dare la migliore assistenza ai pazienti. E il numero del personale a loro dedicato non può essere quello attuale».
Andreas Quirici
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
