Il Tirreno

Pontedera

il caso

Sette furti non bastano, arriva l’ottavo

Gabriele Gasperini
Alcune biciclette che erano state rubate e sono state recuperate dalle forze dell'ordine
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Alcune biciclette che erano state rubate e sono state recuperate dalle forze dell'ordine

Derubata della bici la donna di Ponsacco già bersagliata dai malviventi: il marito ritrova la due ruote che poi sparisce di nuovo

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PONSACCO. Non c'è sette senza otto. Sì perché a Donatella Masini, di Ponsacco, dopo aver svaligiato sette volte la casa in pochi anni, hanno rubato anche la bicicletta. Purtroppo quello che colpisce non è l'ennesimo furto, ma l'odissea che la donna ha dovuto attraversare nel tentativo di recuperare il mezzo.

Cos'e successo signora Donatella?
«Sono andata nella sede della nostra ditta in via Firenze a Ponsacco, dovevo fare alcune fotocopie. Visto che l'operazione richiedeva pochi minuti, non ho chiuso la bicicletta e ho lasciato il lucchetto nel cestino. Quando sono uscita, la bici non c'era più».

Ha cercato in qualche modo di recuperare la bici?
«Visto che è successo tutto in pochi minuti, mi sono messa subito a cercare nelle vicinanze. Per fortuna ho incrociato mio marito Luciano, era in macchina con un amico. Gli ho spiegato l'accaduto e i due si sono messi a cercare la bici».

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Signor Luciano, com'è andata la caccia alla bicicletta rubata?
«Dopo poco più di un'ora, abbiamo ritrovato la bici nel parcheggio della Coop di Pontedera. Si vede che chi aveva preso la bici, aveva paura dei ladri, infatti l'aveva chiusa col lucchetto di mia moglie».

Avete preso la bici?
«Nient'affatto, abbiamo voluto fare tutto secondo le regole. Per fortuna, nel parcheggio della Coop c'erano due vigilantes, ci siamo rivolti a loro, spiegandogli l'accaduto».

Quindi è finito tutto nel migliore dei modi?
«Non esattamente, i vigilantes hanno detto di non poter far niente senza l'intervento delle forze dell'ordine».

Che cosa avete fatto a quel punto?
«Io e uno dei vigilantes siamo andati dentro alla Coop a cercare il numero della polizia municipale. L'altro vigilante mi ha tranquillizzato dicendomi che sarebbe rimasto a guardia della bici, insieme al direttore della Coop e al mio amico».

Avete chiamato la polizia municipale di Pontedera?
«Non ne ho avuto il tempo, prima che potessi telefonare, il vigilante che era rimasto a guardia della bici ci ha raggiunto dicendoci che una giovane donna aveva preso la bici e se ne era andata via».

Nessuno l'ha fermata?
«Nessuno ha fatto niente, continuavano a ripetermi che non avevano il potere per farlo. La giovane donna, con un gesto di sfida, ha lanciato contro il vigilante e il mio amico il lucchetto della bici e ha gridato loro il proprio indirizzo di casa, dicendo che se hanno qualcosa da dirle, sanno dove trovarla».

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Come si è sentito?
«Mortificato, non solo per il furto della bici, ma anche per il mancato recupero di un mezzo che, da solo, ero riuscito a ritrovare. Mi sono sentito anche impotente e ho avuto la sensazione che nessuno mi abbia voluto veramente aiutare».

Ma non siete riusciti a parlare con le autorità?
«Quando è arrivata mia moglie Donatella, ha chiamato la polizia municipale di Pontedera per spiegare la situazione».

Che cosa le hanno risposto?
«Ormai la bicicletta era andata, ma la signorina della polizia municipale ci ha diffidato dal recuperare la bicicletta o avremmo corso il rischio di essere accusati di appropriazione indebita. Ci hanno esortato a fare prima la denuncia di furto».

Qual è la morale di questa storia, signor Masini?
«La polizia municipale di Pontedera ci ha insegnato che se ci rubano la bicicletta, invece di affannarci a recuperarla, si deve correre a sporgere regolare denuncia. Ora, da buon cittadino, ho la mia bella denuncia, ma ho dovuto ricomprare una bici a mia moglie».
 

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