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Pontedera

Il marchio Sabatini salvato da una nuova società

Il marchio Sabatini salvato da una nuova società

Lo hanno rilevato i figli dei vecchi titolari dell’azienda che produce abbigliamento I dipendenti passano da 55 a 80. La Cgil: importante anche il ruolo del sindacato

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PECCIOLI. È una storia a lieto fine quella che arriva da Peccioli, dove la lunga e complicata vertenza dalla ex Sabatini rappresenta ormai un capitolo chiuso. La nuova società creata dai figli dei vecchi titolari, la Giuntini Srl, ha deciso di rilevare la nota azienda di confezioni, al termine di un affitto di ramo d’azienda, durato tre anni, che ha permesso alla nuova società di organizzarsi e rilanciarsi sul mercato incrementando anche la forza lavoro. Una storia in controtendenza, in un momento caratterizzato più spesso da chiusure e ridimensionamenti.

«È stato un percorso complicato e macchinoso – ricorda Tania Benvenuti della Cgil – ma questa è la dimostrazione che, lavorando tutti assieme, alla fine i risultati si vedono».

Azienda di qualità, che vanta anche una sede produttiva in Polonia, la Sabatini era finita in cattive acque nel 2012, quando la ditta contava 115 dipendenti. «Erano state fatte scelte discutibili – racconta Benvenuti – che probabilmente avevano portato a fare passi più lunghi della gamba».

Finita in liquidazione nel settembre dello stesso anno, l’80% dell’azienda passò in affitto alla nuova società Giuntini che ereditò 55 dei vecchi dipendenti. Altri 20, invece, rimasero sotto la vecchia società, 9 decisero di andarsene, mentre altri 31 scelsero di rimanere sotto Sabatini sfruttando la cassa integrazione. Dopo un primo acconto nel 2013, a luglio 2015 tutti i dipendenti hanno ricevuto le spettanze pendenti con la vecchia società, passata nel frattempo a concordato e infine a fallimento.

Alla fine del 2015, poi, alla scadere dell’affitto di ramo d’azienda, Giuntini ha deciso di rilevare il marchio Sabatini, portando quindi avanti la storia e la produzione dell’abbigliamento made in Peccioli. Il tutto dopo aver incrementato i dipendenti: da 55 fino agli attuali 80.

«Alla fine i vecchi lavoratori non hanno perso nulla, non ci stati licenziamenti di massa e in più c’è una nuova società che è riuscita a ripartire creando nuovi posti di lavoro – sottolinea Fabio Carmigliani, segretario Filctem-Cgil -. Prima del 2012, eppure, le relazioni sindacali erano pari a zero; questa vicenda, invece, dimostra la necessità di relazioni corrette e costruttive. Grazie al lavoro di squadra che ha coinvolto l’Ufficio vertenze legali della Cgil e alla disponibilità dei curatori fallimentari (lo studio Cavaliere di Santa Croce) è stato possibile raggiungere questo risultato».

Giacomo Pelfer

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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