Sicurezza
Piaggio, la Fiom non firma l’accordo
L’intesa tra azienda e sindacati (siglata da Fim, Uilm e Ugl) prevede la mobilità volontaria per 180 lavoratori
PONTEDERA. Alla fine l'incontro tra Piaggio e sindacati si è risolto come era previsto: mobilità volontaria per 180 lavoratori (150 operai e 30 impiegati) e il 15% di quelli che usciranno, saranno rimpiazzati da contratti part-time verticali trasformati in full-time. In un certo senso era logico aspettarsi anche che la Fiom Cgil non avrebbe firmato. E infatti la ratifica è arrivata "solo" da Fim Cisl, Uilm Uil e Ugl. «Non abbiamo firmato perché questo accordo è figlio di quello del novembre scorso per il rinnovo del contratto di solidarietà. E anche in quella circostanza non eravamo d'accordo con quello che ci veniva prospettato», spiega Marco Comparini, segretario provinciale di Fiom.
I metalmeccanici della Cgil ritenevano (e ritengono) esiguo il numero di operai i cui contratti verranno trasformati in full-time. E chiedono maggiori investimenti a Piaggio. «Anche per quest’anno l’azienda ha detto che investirà oltre 40 milioni per lo stabilimento di Pontedera così come ha fatto nel 2015», ha detto Claudio Garzotto, segretario provinciale di Fim Cisl.
Fiom preoccupata. Ma è proprio questo che non torna alla Fiom. «Dire che s'investiranno gli stessi soldi del 2015 vuol dire prevedere il medesimo livello produttivo - dice Comparini - e questo significa lavorare al massimo sette mesi l’anno. È chiaro che alla lunga la coperta sarà sempre più corta, visto che questo sistema si basa sugli ammortizzatori sociali. Finiti quelli saremo a parlare di esuberi e licenziamenti. Secondo noi, invece, Piaggio dovrebbe rivedere le sue scelte in fatto di produzione all’estero e fare una programmazione che riporti a Pontedera il lavoro necessario a salvaguardare i livelli occupazionali. Altrimenti fra due anni saranno guai seri».
22 trasformazioni. Le parti torneranno a incontrarsi il 26 febbraio per discutere proprio degli investimenti e le prospettive per il 2016. Entro il 10 marzo, invece, azienda e sindacati si riuniranno per l'eventuale interruzione del contratto di solidarietà, presumibilmente per tre mesi. Sarà in quella finestra temporale che avverranno le trasformazioni dei contratti. Al momento sono 13 quelli che passeranno da part-time verticale a full-time, il 15% degli 80 che hanno lasciato la fabbrica con la mobilità volontaria dell'anno scorso. Il numero, però, è destinato a salire (le previsioni parlano di 22 lavoratori coinvolti complessivamente in questa operazione) in base a quelli che approfitteranno degli incentivi messi a disposizione entro il prossimo stop del contratto di solidarietà. Piaggio, infatti, incentiva l'uscita con ulteriore denaro rispetto a quello pattuito con i sindacati se l'uscita avviene entro marzo. Mentre se un lavoratore lascerà la fabbrica a settembre "l'incentivo dell"incentivo" sarà minore.
In linea col percorso. «Siamo perfettamente in linea con il percorso che avevamo stabilito con la dirigenza - riprende Garzotto - Da qui a marzo discuteremo di temi importanti e avremo la possibilità anche di migliorare le condizioni lavorative di un buon numero di operai. Che di questi tempi non è un aspetto secondario. È chiaro che dovremo affrontare con l'azienda anche il tema della produzione e della possibilità di far rientrare a Pontedera lavorazioni che attualmente vengono realizzate all'estero. Ma questo viene di conseguenza al percorso che stiamo portando avanti. Che, occorre sottolineare, si sviluppa in un periodo in cui il mercato delle due ruote non sembra dare segnali particolarmente positivi».
Sciopero di un'ora. Intanto nello stabilimento la Fiom ha indetto un'ora di sciopero per ogni fine turno per protestare contro la decisione dell'azienda «di non far rientrare al lavoro operai con problemi di salute in nome della produttività» e «l'aumento dei carichi di lavoro in vari reparti».
Andreas Quirici
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