Il Tirreno

Pontedera

Piaggio, con i sindacati per parlare di mobilità

Piaggio, con i sindacati per parlare di mobilità

Oggi l’incontro per discutere della fuoriuscita volontaria di 180 dipendenti In ballo anche le aspettative di passare a tempo pieno di quasi 30 stagionali

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PONTEDERA. Finalmente ci siamo. Dopo tanto parlare, annunciare rimandare, Piaggio e sindacati si vedranno stamani all’Unione industriale pisana per l’apertura della mobilità volontaria per un massimo di 180 dipendenti. Almeno questo è ciò che si aspettano i rappresentanti dei lavoratori che andranno alla riunione con spiriti diversi. Claudio Garzotto, segretario di Fim Cisl, per esempio, considera questo appuntamento «un passo lungo un percorso stabilito con l’azienda». Il suo collega della Fiom Cgil, Marco Comparini, invece, incontrerà per la prima volta i dirigenti della fabbrica della Vespa in veste di «supervisore» di un accordo che la sua sigla sindacale non ha firmato, ma su cui ha intenzione di «vigilare, anche perché in ballo ci sono le trasformazioni di contratti da part-time verticale a full-time. Un numero considerato basso dalla Fiom che, infatti, non sottoscrisse l’accordo per il rinnovo del contratto di solidarietà».

Percorso stabilito. In generale il clima è di attesa. O forse di speranza che le parti possano affrontare anche il futuro dell’azienda. «Dubito che si possa andare oltre il discorso sulla mobilità - afferma Garzotto - proprio perché il percorso è già stabilito. In questo momento si parla della fuoriuscita volontaria di operai e impiegati che ci hanno manifestato l’intenzione di lasciare la Piaggio, essendo vicini alla pensione. A marzo, invece, discuteremo della possibilità di interrompere il contratto di solidarietà per mettere in pratica le trasformazioni dei contratti. In mezzo, però, ci dovremo vedere per valutare le prospettive di vendita e quindi di produzione per il 2016». Nell’accordo dello scorso novembre, in cui era stato prolungato di un anno il contratto di solidarietà, era stato incluso la “stabilizzazione” dei part-time verticali: il 15% dei circa 60 usciti con la mobilità l’anno scorso. A cui i sindacati vorrebbero aggiungere l’altra trentina che, grazie ad accordi privati, hanno lasciato il lavoro. E nella proceduta di mobilità per il 2016 sono incluse le stesse modalità, compreso il 15% di trasformazioni di contratti.

Il ricambio generazionale. «È questo che non va bene - riprende Comparini - perché in pochissimi vedranno migliorate le loro condizioni lavorative. E poi c’è un altro aspetto. In teoria la mobilità è giusta. Ma in Piaggio mancano le condizioni per assicurare un ricambio generazionale, visto che di lavoratori vicini alla pensione ce ne sono pochi». Divergenze di pensiero tra sindacati, niente di nuovo in una vicenda che resta dipendente dal mercato e dal suo andamento. «Purtroppo le cose stanno così - sottolinea Garzotto - anche se l’attuale situazione è condizionata dalle scelte di Piaggio. Prima o poi dovremo discutere dei modelli da produrre e dove realizzarli. Ed è lì che abbiamo intenzione d’incalzare l’azienda».

Fine degli “ammortizzatori”. «Piaggio è una ditta stagionale - commenta ancora il segretario della Fiom Cgil - Quasi part-time. È questo il problema che tutti noi dovremo affrontare per il prossimo futuro. Specialmente rispetto al fatto che gli ammortizzatori sociali che sono stati fondamentale per evitare di parlare di esuberi non sono eterni. Con la riforma sono destinati a finire e noi siamo chiamati, insieme alla dirigenza, a trovare soluzioni concrete».

Andreas Quirici

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