Attenzione
Piaggio, i lavoratori temono per il loro futuro
Un sondaggio effettuato tra i dipendenti italiani del gruppo rileva che il 65% di loro ritiene l’azienda incapace di valorizzare le professionalità e ha paura di perdere il posto
PONTEDERA. La percezione dei lavoratori è quella di un’azienda incapace di dare il giusto valore alle professionalità. Un’azienda che non investe in formazione e che non sembra avere prospettive per agganciare la ripresa, tanto che ben il 65% dichiara di temere la perdita del posto di lavoro. Un clima di insoddisfazione nei confronti dell’azienda ma anche di sfiducia verso i sindacati, giudicati “insoddisfacenti” dal 79% del campione.
È il quadro che si ricava dalle risposte al questionario distribuito dalla Fiom Cigl tra i lavoratori italiani del gruppo Piaggio, impiegati negli stabilimenti di Pontedera, Mandello del Lario (Guzzi), Noale e Scorzè (Aprilia). Una fotografia dall’interno, scattata a partire da luglio con la distribuzione dei questionari alle portinerie, ai quali hanno risposto circa il 40% dei lavoratori. «Purtroppo l’azienda non ci ha permesso di distribuire i questionari all’interno», racconta Massimo Braccini, coordinatore nazionale Fiom del gruppo Piaggio e segretario regionale Fiom Cgil.
«L’obiettivo era quello di capire come fossero cambiati quest’azienda, il suo modo di produrre e le sue relazioni interne, in modo da interpretare le trasformazioni del mondo del lavoro e avere la forza e gli strumenti per aprire una discussione sul futuro di Piaggio». Una realtà industriale «in positivo», secondo Braccini, capace anche di investire in ricerca e progettazione sul territorio, ma poi abituata a rivolgersi all’estero, ben lontano da Pontedera e dall’Italia, quando si tratta di passare alla produzione. «Agli investimenti in ricerca non corrispondo investimenti industriali - riprende il segretario regionale - Manca poi una discussione sul futuro del mercato delle due ruote, anche in virtù dello sviluppo in chiave ecologica per la riduzione dell’inquinamento».
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In poche parole, insomma, a mancare sarebbe una vera e propria strategia in prospettiva per tenere il passo di un’eventuale ripresa. E a confermarlo, secondo la Fiom, sarebbe proprio il risultato del questionario. «Molti lavoratori chiedono di essere formati - dice Braccini - ma è una domanda alla quale l’azienda non è sensibile. In pratica, manca una preparazione in prospettiva investendo sulle professionalità. Non si può pensare di portare avanti l’azienda con gli ammortizzatori sociali, anche perché dal prossimo anno non sarà più possibile. E questo rappresenta un messaggio, per i lavoratori, che si traduce in un generale senso di insoddisfazione quando, al contrario, sono proprio le aziende dove si sta meglio quelle che riescono ad affrontare la crisi».
Da qui la volontà di Fiom verso una futura vertenza, guardando con fiducia, soprattutto, alle elezioni per il rinnovo delle Rsu previsto in estate. «Vogliamo far tesoro delle critiche», afferma infatti il nuovo segretario provinciale Fiom Marco Comparini, pensando alla generale sfiducia verso i sindacati che si ricava dal questionario. «Dobbiamo lavorare per recuperare fiducia e avere la forza di aprire una nuova vertenza - dice - L’obiettivo è saturare gli impianti e i volumi, perché attualmente Piaggio viene gestita come un part-time, con tre o quattro mesi l’anno in cui non si produce. Dobbiamo recuperare l’importanza produttiva di Pontedera anche per dare risposte alle aziende dell’indotto dove la situazione è drammatica».
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