Toscana
Il presidente del Tuttocuoio: "Finisce un periodo buio"
La soddisfazione di Andrea Dolfi: "Abbiamo sempre dichiarato di essere stati all’oscuro di qualsiasi tentativo di combine e il Tribunale federale ci ha dato ragione"
PONTE A EGOLA. «Ha trionfato la verità. Sono contento per il Tuttocuoio e per il mio amico Andrea Bagnoli. Abbiamo sempre dichiarato di essere stati all’oscuro di qualsiasi tentativo di combine e il Tribunale federale ci ha dato ragione». Voce squillante, tono sereno e una raccomandazione: «Scrivetelo a caratteri cubitali. Il Tuttocuoio è innocente».
Il presidente Andrea Dolfi parla pochi minuti dopo la notizia del proscioglimento del club neroverde per il quale la Procura aveva chiesto una penalizzazione di tre punti.
[[atex:gelocal:il-tirreno:pontedera:cronaca:1.12884540:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/pontedera/cronaca/2016/02/02/news/calcioscommesse-tuttocuoio-prosciolto-ascari-inibito-tre-anni-1.12884540]]
È un fiume in piena, non riesce a trattenere la gioia per essere «finalmente uscito da un periodo buio, per me e per la squadra. Ho avuto paura – rivela Dolfi – perché le botte più forti spesso le prendono i più piccoli. Il Tuttocuoio è una realtà paesana, mi ero preparato al peggio».
Andrea Dolfi, imprenditore del settore conciario, la mattina del primo febbraio si è recato nel suo ufficio, a Santa Croce, aspettando notizie dal tribunale federale.
«Non ho esultato più di tanto all'ufficialità del proscioglimento del Tuttocuoio, perché credo che nessuno ci abbia regalato niente. È stata solamente certificata la nostra buona fede».
Nessun festeggiamento sfrenato, ma un pranzo a base di bistecca: «Una volta ricevuta la bella notizia ho radunato amici e colleghi e siamo andati a mangiarci una bella bistecca, rimanendo a tavola fino alla quattro del pomeriggio», racconta Dolfi, che col mondo delle scommesse dice non avere mai avuto niente a che fare: «Ho 56 anni e non sono mai entrato in un sala in cui si punta su eventi sportivi. Credo che scommettere sia una malattia e come tale vada trattata, non amo avvicinarmi a quel tipo di ambiente».
La paura ora è alle spalle, anche se, in teoria, la Procura ha sette giorni di tempo per impugnare la decisione del primo febbraio.
Nelle parole di Dolfi si avverte un senso di liberazione: «Mi aspettavo che venissimo prosciolti, ma fino all’ufficialità ho avuto il timore che qualcosa potesse andare storto. Il mondo del calcio è un mondo strano, dove non si hanno certezze, soprattutto se si rappresentano piazze poco prestigiose. È stata dura, molto dura, ma ora non voglio pensarci più. Voglio che si torni a parlare di calcio giocato, di partite e di calciatori». E se dal Tribunale federale fosse arrivata una penalità per il Tuttocuoio, Dolfi avrebbe chiesto ai legali della società di presentare ricorso: «Avremmo fatto certamente ricorso. Sia perché siamo assolutamente convinti di non essere colpevoli, sia perché se ci fosse stato tolto qualche punto saremmo stati danneggiati in classifica. Noi con questa storia – conclude il presidente neroverde – non ci siamo mai entrati niente».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
