Sicurezza
Presidi a caccia di posti per gli stage degli allievi
Previste duecento ore di alternanza tra i banchi e le aziende, ma molti licei sono in difficoltà perché non riescono a trovare imprese disponibili
PONTEDERA L’Alternanza scuola lavoro – prevista nella legge 107/2015 (la cosiddetta “Buona scuola”) – desta dubbi e incertezza nelle scuole della Valdera e del Comprensorio del Cuoio. Il motivo? La difficoltà di creare una rete di contatti con le aziende (perlopiù piccole e medie imprese) del territorio, all’interno delle quali attivare percorsi di stage per tanti – forse troppi – ragazzi. Il dubbio più grande, infatti, è proprio questo: sarà possibile destinare i giovani ad un tipo di occupazione adatta alle loro esigenze didattiche e, allo stesso tempo, trovare un numero sufficiente di posti di lavoro in cui impiegarli? A confermare questi interrogativi sono gli stessi dirigenti scolastici.
Grosse difficoltà organizzative. Il punto debole sono i licei. Nei licei le ore previste per questo tipo di attività sono 200, da effettuare nel secondo biennio e nell’ultimo anno scolastico: è in questo caso che sorgono le difficoltà maggiori, sebbene siano soltanto la metà di quelle fissate per gli istituti tecnici. Sandro Scapellato, dirigente scolastico del liceo ad indirizzo scientifico e classico “XXV Aprile” di Pontedera, conferma le perplessità: «Stiamo percorrendo una strada nuova rispetto al passato. Le problematiche per l’inserimento dei ragazzi esistono, visto che il nostro istituto conta in media 150 ragazzi per anno. Per organizzare al meglio l’alternanza scuola lavoro abbiamo deciso di ripartire in maniera crescente le ore da dedicare a questa attività nel triennio: si inizierà con 50 ore per le classi terze, per aumentarle a 70 nel corso del quarto anno ed arrivare ad 80 in quinta. – spiega – Il grosso impegno sarà riuscire a trovare realtà esterne adeguate alla formazione dei ragazzi. Per l’indirizzo scientifico, infatti, saranno predominanti attività di tipo laboratoriale, mentre per il classico cercheremo opportunità nei musei o negli scavi archeologici». Le complicazioni, in questo senso, si intensificano quando parliamo del liceo Marconi di San Miniato, anche questo diretto da Scapellato: «Al Marconi ci sono problemi ancora più grossi. L’utenza è molto ampia ma la scuola si trova in una zona periferica, di frontiera, che non offre le stesse possibilità di una città come Pontedera. La speranza, comunque, è che i ragazzi possano svolgere attività caratterizzanti e non vengano usati soltanto per “fare le fotocopie”».
Gli istituti tecnici: migliori e più diffusi i rapporti con le aziende. Le cose sembrano andare molto meglio, invece, negli istituti tecnici e professionali, dove già da tempo la pratica degli stage fa parte del percorso formativo. «Abbiamo alle spalle una collaborazione pluriennale con le aziende del settore elettronico, termoidraulico, meccanico e del mondo della moda. Un’attività molto apprezzata dagli studenti, che andremo a potenziare – racconta Maria Giovanna Missaggia, dirigente dell’Istituto professionale per l’industria e l’artigianato “Pacinotti” di Pontedera – Prima dell’immissione in ambito lavorativo sono previste delle ore di lezione sul tema della sicurezza e, in questo caso, apprezziamo il finanziamento da parte del Ministero». Molto simile il parere del vicepreside dell’Istituto tecnico commerciale e per geometri "Fermi", Antonio Massei: «Le 400 ore non saranno soltanto di tirocinio, ma prevedono altre attività. Tra queste ne abbiamo inclusa una che portiamo avanti da qualche anno: la simulazione della nascita di un’impresa, con la quale i ragazzi delle quarte progettano e realizzano un prodotto che potrebbe essere di successo dopo aver effettuato analisi di mercato. L’unico problema è quello di riuscire a trovare un ambiente in cui i ragazzi possano mettere in uso le competenze acquisite. Un tutor interno alla scuola si occuperà di monitorare la situazione, restando in contatto con un tutor aziendale».
Un territorio fatto di piccole aziende. Anche se i contatti non mancano, i posti a disposizione in ogni realtà produttiva si contano sulle dita di una mano. Il rischio, infatti, è che l’inserimento dei ragazzi in percorsi di stage diventi troppo frammentato e dispersivo. «Le aziende interessate sono tante – dice Pierluigi Robino, il dirigente dell’Istituto Marconi di Pontedera, che comprende sia un istituto tecnico che un liceo scientifico – Le difficoltà sorgono dal momento che ogni azienda può prendere pochi ragazzi. Di conseguenza, dobbiamo metterci in relazione con un numero elevato di soggetti, che al momento sono circa 80». Un istituto da tempo impegnato in questo tipo di attività è anche il “Cattaneo” di San Miniato, dove sono stati presi contatti con le associazioni imprenditoriali della zona, è stato siglato un protocollo d’intesa con il Comune per progettare azioni mirate allo sviluppo turistico e firmata una convenzione con la Fondazione San Miniato promozione per l’attivazione di stage all’ufficio di informazioni turistiche. Spiega il vicepreside Roberto Finocchi: «Rispetto al passato cambiano le ore da dedicare a queste attività, che verranno incrementate soprattutto per le classi quarte nelle ultime settimane di scuola».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
