Il dolore
Morto Tognoni, regista della Valdera
Odontotecnico ma appassionato fotografo, ha raccontato con le immagini i cambiamenti della sua terra negli anni
PONTEDERA. S’è spento, a 91 anni, l’odontotecnico che amava il cinema Brunero Tognoni, l’uomo che ha raccontato la Valdera per immagini, è morto. La salma da ieri è esposta nella cappellina della Pubblica Assistenza, dove nel pomeriggio muoverà verso la Chiesa dei Cappuccini, dove alle 15 ci sarà il funerale.
Brunero Tognoni fotografo nasce nel primo dopoguerra. Nel 1946 si diploma odontotecnico e inizia a svolgere l'attività professionale a Pisa, dove opera fino al 1953. Poi si trasferisce a Pontedera dove lavora ancora oggi nello studio in via della Misericordia.
Si sposa nel 1955 e il matrimonio coincide anche con il suo inizio a produrre filmati. Diventa anche papà, della sua prima figlia. Nel Sessantotto diventa presidente della consulta regionale della Federazione nazionale del cinema. Vince un premio a Roma per il film «La corsa».
Il Comune, nel 2001, gli assegna un premio per l'impegno di documentazione audiovisiva, uno dei tanti riconoscimenti nella sua carriera.
Della sua collezione di videoproiettori andava fiero. «Vi mostro un oggetto che non capita spesso di vedere: è di sicuro il pezzo più curioso della mia collezione», raccontava agli amici e agli appassionati Brunero Tognoni, pontederese, di professione odontotecnico. Arrivava con in mano un oggetto che a prima vista sembrava un orologio da taschino, un oggetto d'antiquariato che però, al suo interno, nascondeva un segreto. «Anche se non sembra - svelava Brunero - questo piccolo orologio è una macchina fotografica. Un dispositivo pensato per scattare di nascosto 25 fotogrammi su pellicola da 17.5 mm». Era uno dei pezzi della collezione di macchine fotografiche, cineprese, proiettori che Tognoni aveva tirato sù in decenni di ricerche e di pazienza per catalogare e conservare questi oggetti con passione.
La sua passione per la fotografia e per il cinema era nata subito dopo la guerra. «Ero un ragazzino di 12 anni che seguiva con ammirazione il lavoro dei fotografi storici della Pontedera di quegli anni – raccontava – Cominciai a scattare le prime foto in famiglia. Erano momenti difficili per tutti, ma c'era la voglia di ricominciare.
In sessanta anni di attività cinematografica, l'occhio di Brunero ha raccontato i cambiamenti della Valdera. Riprese dedicate alle tradizioni in via d'estinzione, alle metamorfosi dei paesaggi, allo scorrere delle mode, dei fatti piccoli e grandi, degli umori di un territorio e della sua gente.
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