Sicurezza
Concessa un'altra proroga al Corpo Guardie di Città
Dopo il grave fatto di sangue al Palabingo di Navacchio la prefettura dà altri 30 giorni di tempo all'istituto di vigilanza per ottemperare alle sanzioni
PISA. Il Corpo Guardie di Città ottiene altri trenta giorni di proroga per ottemperare a quanto disposto dal decreto del prefetto di Pisa, Attilio Visconti, che chiudeva dal punto di vista amministrativo la vicenda delle irregolarità riscontrate nella gestione dell’istituto di vigilanza privata di proprietà di Mariano Bizzarri Ollandini. Il Corpo Guardie di Città «ha fatto tutto il possibile per evitare la sanzione non ritenendola equa e rappresentando le proprie ragioni innanzi a tutte le autorità giudiziarie competenti, le quali hanno comunque deciso solo nella fase cautelare e quindi non approfondendo tutte le questioni di fatto e di diritto oggetto del processo, circostanze che verranno esaminate nel cosiddetto merito ancora da venire», aveva scritto l’azienda in un comunicato rivolto alla propria clientela.
In effetti, l’istituto di vigilanza non ha mai fatto mistero di non condividere quanto era emerso dall’ispezione congiunta effettuata dalle forze di polizia nella sede dell’azienda dopo l’uccisione di una guardia giurata, dipendente dell’istituto, avvenuta nei pressi del Palabingo di Navacchio a metà agosto. Una guardia giurata che si era improvvisata rapinatore e che era stata uccisa da un collega della stessa azienda durante una tentata rapina. Contro le sanzioni disposte dalla Prefettura di Pisa, sospensione dell’attività per un mese e il pagamento di 40mila euro, Bizzarri ha presentato ricorso prima al Tar della Regione Toscana e successivamente al Consiglio di Stato. Ogni volta, vuoi per i tempi, vuoi per la prudenza o per i risvolti occupazionali che la vicenda potrebbe comportare, l’istituto è riuscito ad ottenere proroghe che gli hanno consentito di non sospendere l’attività e quindi di limitare i danni. Visto che per il giudizio di merito sarà necessario attendere ancora un po’ di tempo, dopo il no del Consiglio di Stato che poche settimane fa ha confermato quanto deciso dal Tar, “ad un sommario esame proprio della fase cautelare” sembrava che l’istituto cercasse la strada della mediazione per chiudere questa storia, iniziata dopo il fatto di sangue al Palabingo su cui è ancora aperta un’inchiesta penale.
«Il Corpo Guardie di Città sta definendo i termini dell’accordo con un istituto di vigilanza privata per garantire la stessa qualità e la stessa puntualità dei servizi offerti alla clientela e per continuare a prestare, tramite un’altra società ma con l’impiego delle proprie guardie giurate, dotate di regolari titoli di polizia in corso di validità, tutte le prestazioni contrattualizzate 24 ore su 24 nei territori di Pisa e di Lucca»: questo il testo della comunicazione ai clienti. Soluzioni per gestire un mese di sospensione dalla licenza non ne devono essere state trovate. Ieri mattina, in Prefettura, c’è stato un lungo incontro con i vertici dell’azienda anche perché la sospensione della licenza doveva partire proprio dal 29. «Dopo essermi consultato con l’Avvocatura dello Stato – ha spiegato il prefetto, Attilio Visconti – ho deciso che possiamo concedere un altro mese di proroga. L’istituto sta lavorando in maniera determinata per eliminare gli elementi di criticità emersi durante l’ispezione dell’estate. C’è dunque un comportamento diverso dal passato, un “ravvedimento” che ha convinto sia me che l’Avvocatura dello Stato. Se l’azienda continua a lavorare bene confermerò la sanzione di 40mila euro e potrei rivedere la decisione che riguarda la sospensione dell’attività per un mese». Una novità riguarda i contenziosi. Bizzarri si è impegnato a ritirare tutti i ricorsi in atto davanti al Tar rinunciando ad ogni controversia legale. «Questo a mio avviso è un segnale di senso opposto rispetto al passato perché è un chiaro intendimento di voler operare nella direzione indicata dal prefetto», spiega Visconti. Il giorno della morte della guardia giurata emerse che qualcosa non aveva funzionato nell'organizzazione di quel servizio. L’istituto aveva illecitamente trattenuto i titoli di polizia della vittima (titoli personali anche se il dipendente era in congedo) senza neppure darne comunicazione agli uffici della questura e della Prefettura. La guardia giurata che sparò aveva il porto d'armi scaduto e non era in possesso del decreto di guardia particolare giurata. L'ispezione poi aveva portato alla luce altre irregolarità che ora il prefetto chiede di superare con un’organizzazione diversa nella gestione di una delle aziende di vigilanza privata più conosciute in provincia e non solo.
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