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Il padre dello studente: «Mio figlio sotto il bus perché la fermata non era sicura»

Sabrina Chiellini
Ragazzi alla fermata dell'autobus
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Ragazzi alla fermata dell'autobus

Pontedera, l'incidente accadde il 21 dicembre. Il ragazzo è ancora ricoverato in gravi condizioni all'ospedale di Cisanello. La famiglia chiede che la dinamica venga accertata in maniera rigorosa

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PONTEDERA. «Non è colpa degli studenti se è successo un incidente gravissimo a mio figlio. Tutti sapevano perfettamente cosa succedeva all’uscita della scuola e che il numero degli autobus non è sufficiente. Così come era noto che le fermate non erano organizzate bene. E poi la dinamica dell’incidente è ancora tutta da chiarire. Ho molti dubbi su quella che è stata la prima ricostruzione».

Per la prima volta, a distanza di quasi due mesi del gravissimo investimento che rischia di costare la vita a uno studente di 14 anni, di Ponsacco, il padre del ragazzo rompe il silenzio. Lo studente è stato investito, pochi giorni prima dell’inizio delle vacanze di Natale, da un autobus di linea, all’uscita della scuola. Le ruote posteriori del bus lo hanno schiacciato, causandogli gravi lesioni, sul piazzale dello stadio comunale “Mannucci” a Pontedera, alla fine di una mattina di lezioni.

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«Mio figlio non stava correndo – dice il genitore dello studente – era fermo e stava aspettando l’autobus che di solito si fermava in quel punto, perché davanti alla pensilina lungo via Veneto di solito c’era il caos. Invece quella mattina l’autista ha visto che la pensilina era libera e il bus non si è fermato come le altre volte e non ha aperto le porte, come di solito succedeva. Cercare di dare la colpa ai ragazzi, dire che corrono per raggiungere il bus è solo un modo per sviare il problema. La verità è che noi genitori paghiamo un servizio che non è efficiente, nel senso che non viene effettuato nella maniera dovuta, così da assicurare a tutti gli utenti un posto a sedere. Tante volte sono venuto da Ponsacco a Pontedera a prendere mio figlio che non aveva trovato posto sul bus ed era rimasto a piedi».

C’è tanta amarezza nelle parole del padre del quattordicenne che lotta per la vita, ricoverato in prognosi riservata all’ospedale di Cisanello, nel reparto di rianimazione diretto dal dottor Paolo Malacarne. In queste settimane la famiglia dello studente è stata circondata dall’affetto di molte persone, degli amici e degli stessi medici che curano il ragazzo e che insieme a lui lottano per dargli una speranza di vita.

«Chiedo pubblicamente che la dinamica dell’incidente venga accertata in maniera scrupolosa anche perché da quanto ho capito alcuni testimoni prima hanno detto una cosa e poi hanno cambiato versione – aggiunge – invece non si riesce a capire come mio figlio sia finito di testa sotto le ruote posteriori del bus. Solo lui potrebbe aiutarci a ricostruire l’incidente ma al momento non può farlo perché viene tenuto sedato».
Lo studente, che frequenta il professionale, fino al momento dell’investimento era una promessa del ciclismo. Pochi giorni prima gli era stata regalata una bicicletta nuova che lui aveva tanto atteso. Oggi i sogni dello studente sono svaniti. Quella maledetta mattina ha cambiato la sua vita.

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«Dopo l’incidente sia il presidente della Ctt che i sindaci di Pontedera e Ponsacco sono venuti a trovarci. Ma poi non abbiamo visto più nessuno... Invece noi qualcosa da dire lo abbiamo. Vedo che hanno organizzato in maniera diversa le fermate. Ma serve a poco, credo sia solo un modo per liberarsi da un peso. L’incidente mio figlio lo ha avuto in una zona ben diversa, lontana da dove è stata realizzata la nuova fermata dei bus. Va detto che le pensiline erano organizzate male e che nessuno per tanto tempo si è occupato di questo problema. All’interno del Villaggio scolastico ci sono zone a verde, tenute molto male e che invece avrebbero potuto essere usare per le fermate dei bus. Quel verde abbandonato poteva servire a qualcosa di più utile».
Infine, il padre del quattordicenne si sente di dover rispondere a chi in questi giorni ha attribuito la responsabilità dell’incidente ai genitori dei ragazzi.

«Ripeto: non c’è da dare la colpa ai ragazzi, ma soprattutto a un servizio che lascia molto a desiderare. Noi, così come altre famiglie, facciamo la nostra parte. Ma è chiaro che, se i bus sono strapieni o insufficienti, i ragazzi cerchino di fare il possibile per salirci su e tornare a casa, dopo una mattina di lezione. Ma non è quello che è successo a mio figlio: il bus non si è fermato come sempre. E in quel momento mio figlio è finito, in una maniera che ancora non è chiara, sotto il pullman».
 

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