Sicurezza
Il Comune ordina: abbattete quel cantiere all’Angelica
Nel territorio di Montopoli due “scheletri” di palazzine mai terminate dovranno essere demoliti L’amministrazione guidata da Giovanni Capecchi: «Applichiamo ciò che prevede la normativa»
MONTOPOLI. L’ordine è quello di fare tabula rasa: demolire interamente tutte le opere edilizie presenti riportando la situazione dell’area indietro nel tempo, prima del permesso di costruire rilasciato nel 2005. È la linea adottata dall’amministrazione comunale di Montopoli, con un’ordinanza di poche settimane fa, che punta a sanare la situazione del cantiere abbandonato in località Angelica, a cavallo tra la Tosco Romagnola e via Lazio, nei pressi del bivio con via Lavialla. Una ferita aperta nel tessuto urbano di San Romano: una selva di colonne in cemento da tempo abbandonate, al posto delle quali sarebbero dovute sorgere due palazzine residenziali per un totale di 16 appartamenti. Un problema che nasce da lontano e che ha portato da tempo ad un braccio di ferro tra il comune di Montopoli e la società proprietaria, la Beni Stabili Srl con sede a Empoli. Società che adesso, in base all’ordinanza del Comune, avrà 90 giorni di tempo per il ripristino dell’area. In caso contrario, l’amministrazione potrà incamerare il terreno rivalendosi sul privato per ogni eventuale spesa di ripristino.
«Nonostante i nostri intenti bonari e i ripetuti incontri non siamo mai arrivati a niente – afferma il sindaco Giovanni Capecchi - Adesso la situazione deve essere sanata». Secondo l’amministrazione, infatti, l’attuale stato dell’area si configurerebbe come un abuso, in quanto non conforme al titolo edilizio rilasciato nel giugno 2005. Titolo che risulta scaduto nel maggio 2009 (a tre anni dalla comunicazione d’inizio lavori), «senza che sia mai stato rilasciato alcun atto di proroga», si legge nell’ordinanza. Alla vigilia della scadenza, infatti, la società aveva ripreso i lavori chiedendo la proroga della concessione sulla base delle difficoltà nel reperimento di fondi finanziari e del fallimento della ditta incaricata, avanzando pochi giorni dopo anche la richiesta di una variante in corso d’opera. Motivazioni, tuttavia, che il Comune aveva bocciato giudicando irricevibili le richieste della società che inutilmente, a più riprese, ha provato anche a reclamare la restituzione degli oneri già versati al Comune.
In tutto questo, è subentrato nel frattempo il nuovo regolamento urbanistico (approvato a febbraio 2013) che ha tagliato di due terzi la percentuale dei volumi realizzabili. Nel maggio del 2015, comunque, la Beni Stabili comunicava di aver dato incarico ad un professionista per la progettazione delle opere di completamento; progetto che, appena pronto, sarebbe stato sottoposto al parere dell’amministrazione.
«Ad oggi – fa sapere l’ordinanza – non è pervenuta alcuna proposta progettuale». Da qui la decisione di chiudere la partita ordinando la demolizione. «È una cosa che doveva essere fatta da tempo – dice l’architetto Fausto Condello, responsabile urbanistica del Comune – Quando si attiva un titolo edilizio senza completarlo questo si configura come una realizzazione abusiva, perché in difformità rispetto al titolo rilasciato. Senza contare che abbiamo avuto diversi incontri con la società, quindi non resta che applicare quanto previsto dalla legge. In pratica chiediamo di fare tabula rasa, anche perché il nuovo regolamento urbanistico, che ha ridotto ad un terzo la volumetria possibile, non consentirebbe più di realizzare le palazzine così com’erano state progettate».
Sono previsti adesso 90 giorni per dare corso all’ordinanza; dopodiché, oltre alla sanzione, il privato rischia di perdere il terreno a vantaggio del Comune. La società, contattata telefonicamente, si riserva per adesso di valutare l’atto, facendo intendere di ritenere discutibile la “non conformità” sollevata dal Comune, ma annunciando al tempo stesso la volontà di cercare una soluzione.
Giacomo Pelfer
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