Il Tirreno

Pontedera

Operai come pacchi da una cooperativa all’altra in pochi anni

Operai come pacchi da una cooperativa all’altra in pochi anni

È il destino di tanti lavoratori dell’indotto metalmeccanico Il sindacato: «Un giungla difficile da tenere sotto controllo»

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PONTEDERA. In origine il magazzino ricambi era gestito direttamente da Piaggio. Negli anni Novanta il ramo d’azienda è stato ceduto a Ceva che, però, ha sempre avuto bisogno di subappaltare parte delle lavorazioni. È cominciata così la trafila per i lavoratori che attualmente sono soci di Dna, ma che negli ultimi dieci anni sono passati attraverso cinque cooperative. «Il sindacato ha cominciato a occuparsi di questi lavoratori dal 2006 - racconta Ombretta Pieracci della Filcams Cgil - Fino a quel momento venivano firmati i cosiddetti “contratti pirata” che per i dipendenti di cooperative prevedevano una retribuzione più bassa del 30% rispetto al contratto nazionale».

Uno dei noccioli della questione che riguarda il mondo delle cooperative sta proprio nelle diverse condizioni a cui sono sottoposti i lavoratori. «Le cooperative hanno spesso regolamenti che contengono elementi inferiori al contratto nazionale, nel caso della Dna a quello del settore multiservizi - aggiunge Pieracci - La paga è inferiore e non sono previste varie indennità. E il guadagno per chi le gestisce sta proprio qui, perché risparmiano sulla forza lavoro». Non è il caso di Dna, perché nell’accordo sindacale per l’appalto la retribuzione dei soci è stata equiparata a quella del contratto nazionale. «Ma al di là del caso specifico - dice ancora la sindacalista - la giungla delle cooperative non è semplice da tenere sotto controllo. Spesso sono le stesse aziende a crearle e a controllarle direttamente quando decidono di esternalizzare alcune mansioni. E a quel punto salvaguardare i diritti dei lavoratori diventa un’impresa».

Già, perché quando si ha fame di lavoro e non si trovano molte possibilità sul territorio in cui si è nati e cresciuti, e magari si è anche creato una famiglia, spesso si è costretti ad accettare un po’ di tutto. Anche a cambiare cinque volte padrone in dieci anni. E ogni volta, dal punto di vista della salvaguardia dei diritti, è un terno al Lotto. Quelli della Dna, per esempio, nel 2006 erano soci della Cooperativa Etruria alla quale è subentrata Pega. «In quella fase siamo riusciti a introdurre il contratto multiservizi, invece di quello del settore logistica - dice ancora Ombretta Pieracci - Quest’ultimo non prevede la riassunzione completa del personale a differenza del multiservizi. E già questa è stata una conquista».

Ma in questo ambiente, si sa, il rischio che si corre è quello di fare come i gamberi. Un passo avanti (il contratto multiservizi) e due indietro. E la doccia fredda per i lavoratori in subappalto al magazzino ricambi è arrivata nel settembre 2013. «Pega era rimasta in carica fino al febbraio 2011 - sottolinea l’esponente della Cgil - per poi lasciare spazio al Gruppo Viesse con le cooperative Unilogistic e Worldservice. Nel settembre 2013 l’amministratore della società è stato arrestato e per i lavoratori si sono aperte le porte del baratro. Ci furono giornate intense e di grande incertezza. Ma alla fine arrivò Lintel che affidò le lavorazioni nel magazzino ricambi Piaggio a una delle sue cooperative, la Dna appunto».

Il resto è storia dei nostri giorni con una vertenza aperta pochi giorni fa con il licenziamento per motivi disciplinari di Sandro Giacomelli, sindacalista dei Cobas dopo una serie di scioperi, manifestazioni e bracci di ferro tra azienda e rappresentanti dei lavoratori per questioni che da altre parti vengono considerate come elementi ormai acquisiti: i buoni pasto che dopo una lunga battaglia sono stati concessi a 5,29 euro al giorno. I quattro lavoratori mandati a casa venerdì hanno poi fatto esplodere lo scontro che vivrà momenti decisivi nei primi giorni della settimana. (a.q.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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