Il Tirreno

Pontedera

Sciopero a oltranza al magazzino Piaggio

Sciopero a oltranza al magazzino Piaggio

Annunciati quattro licenziamenti alla Dna, operai in strada

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PONTEDERA. Dal piazzale del magazzino ricambi, ieri mattina, non si riusciva a vedere lo stemma della Piaggio che campeggia sopra l’ingresso merci della fabbrica della Vespa. Eppure i due capannoni sono vicinissimi, ma la nebbia era talmente fitta da rendere surreale la scena. La metafora perfetta di una situazione da teatro dell’assurdo con i dipendenti di Dna e Ceva, le due aziende che operano nel magazzino ricambi dato in appalto da Piaggio, impegnati in un blocco delle merci per dire no a quattro licenziamenti annunciati da Dna. E che, malgrado la protesta sindacale, sono stati comunque formalizzati dalla cooperativa.

È cominciata così la dura giornata degli operai in uno scenario triste, ma perfetto per descrivere il contesto vissuto ieri. Una mattinata in piedi all’ingresso del magazzino a prendersi l’umido dopo che le intenzioni della cooperativa Dna erano state annunciate la sera prima in un incontro con i sindacati. «Ci hanno detto che volevano mettere in pratica un pacchetto di flessibilità - spiega Ombretta Pieracci, della Filcams Cgil - per far fronte alla stagionalità. Quindi, in estate, gli operai avrebbero dovuto lavorare di più senza vedersi corrispondere lo straordinario, ma accumulando ore da poter sfruttare in inverno durante il periodo di calo di lavoro. Inoltre avrebbero spostato tre persone da un reparto a un altro. Se fosse stato tutto qui ne avremmo potuto discutere. Ma visto che hanno aggiunto anche quattro licenziamenti e che, se non avessimo accettato le loro condizioni, le persone da mandare a casa sarebbero diventate 16, abbiamo interrotto la discussione. La nostra proposta è stata quella di fare ricorso agli ammortizzatori sociali. Ma non ne hanno voluto sapere».

Con queste prerogative, ieri mattina, è cominciato lo sciopero spontaneo dei dipendenti di Dna, appoggiati da quelli di Ceva con i quali lavorano all’interno del magazzino ricambi di Piaggio. Ma mentre gli operai manifestavano fuori, dagli uffici partivano due telefonate ad altrettanti dipendenti per ufficializzare loro il licenziamento.

Una manovra che non ha fatto altro che far montare la rabbia sul piazzale d’asfalto. Alle 13, poi, due ore di assemblea mentre altri due loro compagni venivano chiamati per l’annuncio del licenziamento. Inevitabile, a quel punto, la decisione di non cedere davanti alle pressioni. «Facciamo sciopero a oltranza, finché non stracciano le lettere di licenziamento - ha detto Sandro Soldani del Si Cobas e dipendente di Ceva - Questa è una manovra per rendere Ceva più appetibile a Piaggio in vista della scadenza del contratto di appalto fissata nel 2017. Solo che stanno facendo i conti sulla pelle delle persone. E questo è inaccettabile, specie se consideriamo il fatto che l’intera vicenda poteva essere tranquillamente gestita con il ricorso agli ammortizzatori sociali».

Andreas Quirici

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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