Il Tirreno

Pontedera

Ascensore fermo Processo vietato a un disabile

di Sabrina Chiellini
Ascensore fermo Processo vietato a un disabile

Il Comune non ha fatto la manutenzione in tempo Il sindaco Millozzi si è scusato con il cittadino

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PONTEDERA. È una storia ricca di paradossi e fedele specchio di una deriva tutta italiana quella che è avvenuta ieri mattina davanti al giudice di pace a Pontedera. Tra le cause iscritte al ruolo c’era anche quella tra due vicini di casa di Santa Maria a Monte in “guerra” da anni. Troppi, visto il risultato per la giustizia italiana. Il reato è quello di ingiuria. I fatti si riferiscono, almeno quelli della prima contestazione, al 2009. Il fascicolo è rimasto parcheggiato per le indagini in un ufficio della Procura della Repubblica a Pisa fino al 2014. Poi - a tempo quasi scaduto - è stato trasmesso al giudice di pace competente, cioè a quello di Pontedera. Il caso vuole che la condotta contestata sia annoverata tra quelle che il consiglio dei Ministri ha deciso di depenalizzare, dando proprio ieri il via libera al decreto.

Ma, anche se così non fosse stato, le accuse al centro del processo penale che vede come parte offesa un disabile, proprio per quei pachidermici tempi della giustizia di cui abbiamo detto, erano destinate alla prescrizione.

I ogni caso, a completare un quadro già desolante si è aggiunto un ulteriore impedimento che ha fatto slittare l’udienza al prossimo 10 giugno. Del resto, il calendario delle udienze è così affollato che la dottoressa Isabella De Liperi, chiamata a decidere sulla controversia tra vicini, non ha potuto trovare un’altra data utile per discutere il processo. Il motivo del rinvio? La parte offesa, Enrico Fossaroli, difeso dall’avvocato Francesca Nasoni, utilizza la sedia a rotelle per spostarsi, ormai da 27 anni, dopo un incidente. E ieri mattina quando l’uomo è arrivato davanti agli uffici del giudice di pace - le udienze si tengono nell’ex sede della sezione distaccata del tribunale a Palazzo Pretorio - ha scoperto che l’ascensore era stato disattivato da tempo per una questione di economie.

Sì, altra ciliegina sulla torta, il Comune - la decisione è stata presa dagli uffici - per risparmiare ha rinunciato alla manutenzione dell’ascensore che è stato bloccato. Nessuno si è posto il problema di assicurare l’accesso ai disabili agli uffici giudiziari. E ieri mattina (con l’incognita della depenalizzazione alle porte) non c’è stata la possibilità di fare entrare il cittadino all’interno del Palazzo Pretorio, dove da anni si svolgono le udienze penali del giudice di pace.

Sollevare di peso il cittadino avrebbe potuto risolvere il problema, ma non sarebbe stato facile e forse non sarebbe stato nemmeno il caso. Impossibile per il giudice tenere l’udienza per la strada... Di conseguenza il processo, con l’accordo delle parti (l’imputato è difeso dall’avvocato Massimiliano Calderani), è stato aggiornato. Il giudice di pace, dottoressa De Liperi, ha interrotto l’udienza e si è andata a scusare con il cittadino. «Abbiamo segnalato il problema al sindaco Millozzi e al Comune a metà dicembre – ha spiegato il giudice di pace – abbiamo chiesto di ripristinare il funzionamento dell’ascensore. Stamani (ieri per chi legge, ndr) sono stata in Comune per chiedere di riattivare l’ascensore. L’architetto incaricato del servizio non mi ha ricevuto in quanto era troppo impegnato. Mi è stato però spiegato che il Comune non ha i fondi per la manutenzione dell’ascensore e quindi lo ha disattivato. Se ci fosse stato un altro locale, al piano terreno, dove tenere l’udienza l’avrei tenuta in quella sede. Non possiamo farlo per la strada. Sono dispiaciuta per il problema e mi scuso con il cittadino. L’udienza è stata rinviata e faremo in modo di stringere con i tempi. Tuttavia credo che tutti debbano avere gli stessi diritti di accedere agli uffici giudiziari senza distinzione e senza discriminazioni. Al Comune ho inviato anche un fax, rimasto senza risposta».

Il cittadino, piuttosto contrariato dalla situazione e al tempo stesso pronto ad accettare il rinvio del processo, è rimasto ad attendere il destino dell’udienza seduto sulla sua auto, parcheggiata in via Gotti.

«Tutti sapevano della mia difficoltà, non capisco perché non si siano organizzati».

In tarda mattinata il sindaco Simone Millozzi, venuto a sapere del disguido, si è scusato pubblicamente con il cittadino direttamente coinvolto e con la città, oltre che con il personale del tribunale: «Non ci sono giustificazioni che possano spiegare disservizi di questo tipo che semplicemente non possono né debbono succedere». La storia è incredibile: alla fine tutti, chi più chi meno, hanno le loro ragioni. Ma senza un approccio diverso ai problemi e senza l’effettiva volontà di risolverli ci sarà sempre un ascensore qualsiasi a fare saltare il sistema. Senza contare che questo - la beffa nella beffa - accade il giorno di una decisione con cui il Governo Renzi, dando il via libera alla depenalizzazione dell’ingiuria, annulla processi come questo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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