Finanza
E dall’oratorio mancano anche alcune statue
Balletto di cifre, un piccolo mistero e un futuro nebuloso
PONTEDERA. Senza tetto, “blindato”, si fa per dire, da una porta traballante, formata da due tavole di legno sgangherate. Si fa notare solamente per l’incuria che lo abbraccia stretto. Nei giorni scorsi il vento ha spalancato l’ingresso dell’oratorio San Giuseppe, costruito nel 1680 sulla salita del ponte napoleonico, facendo che sì che tutti potessero vedere le condizioni interne della struttura.
Deturpata dalla mancanza d’interventi fuori, costellata di sporcizia e rifiuti dentro. Il Tirreno ha fatto un sopralluogo all’interno dell’oratorio, documentando con foto lo stato indecoroso dell’immobile. La sensazione, a primo impatto, è che l’amministrazione comunale si sia completamente dimenticata di un angolo di Pontedera usato in passato come chiesa cittadina.
Soldi pubblici. Poi, mercoledì, un comunicato inoltrato da Palazzo Stefanelli in risposta al nostro articolo ha fatto emergere un aspetto nuovo della vicenda. Perché quell’edificio che oggi appare come una topaia è già costato ai cittadini 330mila euro di soldi pubblici. A specificarlo è proprio il Comune, che nella nota snocciola la divisione delle spese: 120mila euro per acquistare l’oratorio da un privato ( anche se la delibera comunale numero 58 del 27 aprile 2004 indica in 130amila euro la somma versata per l’acquisto dell’oratorio fatiscente) e 210mila euro per una non meglio precisata opera di “messa in sicurezza e sanificazione”. In totale fanno 330 o 340mila euro per un “gioiellino” che oggi fa da rifugio per sbandati. La comunicazione, arrivata dall'indirizzo di posta elettronica del Comune di Pontedera ma sprovvista di firma, anche se si presume che sia sottoscritta da tutta la giunta attuale, spiega inoltre che «anni addietro si viveva in un mondo completamente diverso», in cui «il Comune poteva investire dieci milioni di lavori pubblici l’anno». L’investimento in questo caso si è “fermato” ai già citati 330 o 340mila euro. Soldi spesi per impedire il crollo dell’oratorio, e soprattutto i relativi danni alle abitazioni circostanti, che senza dubbio avrebbero creato più di un grattacapo dalle parti di piazza Curtatone e Montanara. In programma c’era anche un secondo lotto di lavori, dal costo di ulteriori centinaia di migliaia di euro, volti a riqualificare totalmente lo stabile, che però non sono mai iniziati.
Decorazioni trafugate. Due assi di legno non rappresentano esattamente un ostacolo insormontabile per i ladri. E infatti all’interno dell’oratorio, oltre a tossicodipendenti e senzatetto, sono entrati, evidentemente, anche appassionati di arte antica col vizio del furto. Sbirciando tra foto del passato che immortalano gli interni dell’immobile, e confrontando le stanze con le immagini di pochi giorni fa, si notano chiaramente dei “buchi” sulle pareti. Qualcuno, adeguatamente equipaggiato di scalpello e altri attrezzi, ha tolto con cura alcuni abbellimenti che comparivano dentro l’ex struttura religiosa. E probabilmente con un pizzico di attenzione in più da parte delle istituzioni le sculture ora sarebbero ancora nel luogo originale. Invece che nella disponibilità di ladri o ricettaori.
Futuro nebuloso. E ora? Cosa accadrà all’oratorio? L’inchiesta del Tirreno ha mosso le acque intorno all’opera architettonica dilaniata dai bombardamenti del 1944. Stando alle parole usate dall’amministrazione sembra di capire che, almeno a breve termine, non cambierà niente. Lattine di birra, mozziconi di sigaretta, stivali giallo “fluo” abbandonati e liquami di ogni tipo continueranno a convivere serenamente dietro all’ingresso “a prova di malintenzionato”, rafforzato solo nelle ultime ore da un lucchetto. L’amministrazione lo illustra chiaramente: «L’intervento non è attualmente tra quelli prioritari». Niente da fare, dunque. L’oratorio di San Giuseppe è destinato, chissà per quanto ancora, a rimanere una latrina a cielo aperto.
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