Quell’oratorio del Seicento come una latrina
Pontedera, si trova nei pressi del ponte napoleonico ed è rifugio di tossicodipendenti e balordi
PONTEDERA. Una folata di vento, una porta fatta da due tavole di legno che si spalanca e una storia ultracentenaria che torna alla luce. Sembra la trama di un film, ma è tutto vero. Drammaticamente reale. Come l'immagine di degrado che il libeccio di questi giorni ha deciso di tirar fuori dal dimenticatoio. Un soffio forte e deciso, che ha riacceso la luce su uno spicchio di città di cui l'amministrazione comunale sembra essersi completamente dimenticata, nonostante le promesse snocciolate in passato e le iniziative fulminee accompagnate dalle solite frasi di circostanza. Fiocchi e nastri luccicanti che sono durati giusto il tempo di una conferenza stampa. L'oratorio di San Giuseppe, a pochi passi da Corso Matteotti, sul ponte napoleonico, oggi è fabbrica di sporcizia e rifugio per senzatetto.
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Un luogo storico. E pensare che nel 1680 venne costruito per fare da punto di riferimento religioso e culturale della città. La piccola chiesa interna alla struttura è stata il luogo principale per i fedeli di Pontedera fino alla metà del 1700. Un duro colpo all'oratorio di San Giuseppe lo ha dato la seconda guerra mondiale: nell'estate del 1944 le bombe distrussero il campanile, di cui non è rimasto praticamente niente, e danneggiarono alcune parti dell'edificio. Oggi non c'è traccia neppure del tetto, ma quello è andato in frantumi esclusivamente a causa dell'incuria. In ogni angolo c'è una lattina di birra o un mozzicone di sigaretta. Sull'altare dove oltre trecento anni fa il prete diceva la messa oggi fa bella mostra di sé la scatola di un kit per prepararsi spinelli. In passato il Comune si è impegnato per acquistare lo stabile da un privato, ma oggi il vero padrone di uno degli angoli di Pontedera più ricchi di storia è il degrado. I “lividi” sul corpo dell'oratorio di San Giuseppe sono tanti, ma nonostante tutto, tra un mattoncino e quello che rimane delle quattro volte a crociera che ricoprivano la stanza principale, si respira ancora il fascino del passato.
Promesse mai mantenute. Un ufficio turistico, una sala mostre, un polo culturale. In tanti hanno speso promesse sull'oratorio di San Giuseppe. Purtroppo però, come spesso accade, le parole delle istituzioni hanno svolazzato qualche giorno sbattendo le ali e mostrandosi in tutta la loro bellezza per poi svanire nel nulla. Nel 2006 l'allora assessore alla cultura e alla pubblica istruzione Daniela Pampaloni, in occasione delle presentazione del “presepe francescano di Greccio”, realizzato dall'artista Nado Canuti e posizionato proprio tra le rovine dell'edificio seicentesco sul ponte simbolo della città, si lanciò in un annuncio trionfante: «Il Comune ha acquistato l'oratorio e lo restaurerà. Tra le idee che sono venute fuori, quella di farci un ufficio turistico». A vedere le condizioni attuali del complesso abbandonato, c'è da sperare che ai turisti non venga mai voglia di affacciarsi oltre quelle due travi di legno utilizzate come porta d'ingresso.
Parla l’esperto. È stato l'ultimo a mettere mano al “gioiellino” in pieno centro. Negli anni scorsi, intervenendo per conto del Comune affinché la struttura non crollasse completamente. «Abbiamo ripristinato le fondazioni laterali e posteriori per scongiurare il crollo», spiega l'architetto pontederese Luigi Giani, che prosegue parlando del valore dell'immobile: «Si tratta di un'icona di Pontedera, tra i più antichi pezzi d'arte della città. Basti pensare che all'interno c'è un altare del 1600 dal valore importante». Giani, infine, illustra gli interventi da fare per riportare alla luce l'oratorio e le eventuali destinazioni d'uso: «Andrebbe ricostruito completamente il tetto, sarebbe necessario rifare le sagomature e dare alcune mani di intonaco e di tinteggiatura. Se adeguatamente ristrutturato, il luogo si presterebbe benissimo come sede di concerti e spettacoli. L'area è estremamente suggestiva».
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