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Pontedera

L’omicida vuole lavorare e studiare a Volterra

L’omicida vuole lavorare e studiare a Volterra

Massimo Donatini uccise il suo capo reparto. Ora vuole essere trasferito dal carcere di Lucca

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VOLTERRA. È in carcere da 271 giorni e vuol espiare la sua pena lavorando dietro le sbarre. Per questo motivo Massimo Donatini, 43 anni, il caldaista della Lucart arrestato dai carabinieri il 7 aprile 2015 per l’omicidio del suo capo reparto Francesco Sodini di 52 anni, attraverso i suoi legali ha chiesto di essere trasferito dal carcere di Lucca a quello di Volterra. Al penitenziario di San Giorgio in questi nove mesi ha frequentato corsi di cucina, di computer e di teatro. Lezioni durate al massimo un paio di mesi per poi ritrovarsi ad «oziare» a non poter rendersi in qualche modo «utile». In caso di accoglimento dell’istanza, Donatini, nella Fortezza sede della prigione di Volterra, potrà frequentare a tempo pieno i laboratori. Dal più famoso, quello teatrale gestito da un regista come Armando Punzo che ha lanciato attori a livello nazionale come Aniello Arena, all’altrettanto noto di cucina visto che all’interno della prigione c’è un rinomato ristorante e i detenuti che affollano l’istituto penitenziario lavorano come camerieri (ma ci sono anche cuochi e sommelier tra i carcerati).

Chiesto il rinvio a giudizio. Proprio ieri mattina uno dei suoi legali, avvocato Ornella Da Tofori, ha fatto visita all’omicida per informarlo che l’inchiesta ormai è conclusa e adesso toccherà al giudice dell’udienza preliminare fissare la data per discutere in abbreviato quella che sarà la sua pena detentiva. Il sostituto procuratore Antonio Mariotti - che all’inizio di dicembre aveva inviato alle parti l’avviso di conclusione delle indagini - ha chiesto il rinvio a giudizio nei confronti di Massimo Donatini. I venti giorni canonici sono passati senza che l’imputato (ma neanche i legali della parte lesa) abbia presentato una nuova memoria difensiva o altro genere di documentazione. L’impressione è che il destino dell’ex dipendente Lucart si decida entro l’estate con il rito abbreviato (sconto di un terzo della pena) di fronte al gip.

Perizie e premeditazione. Il vizio parziale di mente è l’elemento su cui ruota l’intera vicenda. Le valutazioni del perito della pubblica accusa e quelle del consulente della difesa di Donatini sono assai simili, per non dire coincidenti, su un punto. Quello legato alla capacità d’intendere e di volere dell’assassino al momento di compiere il delitto. Per entrambi l’ex caldaista Lucart sarebbe affetto da semi infermità: nel momento in cui agiva non comprendeva il significato delle proprie azioni. Vittima di una sorta di assoluto scompenso rispetto alla realtà. In quel momento per lui il capo reparto Sodini era la persona che lo avrebbe «tradito» e lo avrebbe fatto licenziare. Tutte fantasie della sua mente obnubilata perché realmente non c’era alcun provvedimento della Lucart in atto nei suoi confronti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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