La manifestazione
Bambina affidata e poi contesa
Il dramma di una coppia della Valdera che dovrà adeguarsi a una sentenza
PONTEDERA. La storia di Anna, nome di fantasia, è quella di una bambina che all’età di 15 mesi è stata data in affidamento per l’adozione dal Tribunale dei minorenni di Firenze. E che dopo due anni trascorsi con i nuovi genitori si trova costretta a lasciare la famiglia affidataria per tornare a quella d’origine.
Dopo un percorso costellato di difficoltà, la coppia residente in Valdera ha ottenuto l’idoneità all’adozione e il 23 dicembre 2013 il Tribunale dei Minori di Firenze ha proposto loro di accogliere una bimba di 15 mesi. Tuttavia quella bambina non potrà essere subito adottata: l’adozione nazionale, quasi sempre, passa attraverso l’affidamento a rischio giuridico. Questo comporta la possibilità che i familiari entro il quarto grado di parentela presentino un ricorso per contestare la decisione del tribunale. Nel caso in questione, secondo il Tribunale dei Minori, il rischio era estremamente remoto «a causa della situazione di abbandono da parte della famiglia», così era stato detto alla coppia della Valdera. In precedenza la bimba era stata affidata alla madre ed aveva trascorso dieci mesi in una comunità di recupero per tossico-dipendenti. Data la gravità della situazione, il Tribunale dei Minori di Firenze aveva disposto l’allontanamento della minore dalla donna e la sua collocazione presso una struttura più adeguata. Contestualmente lo stesso tribunale aveva convocato lo zio materno della bambina, così spiegano i genitori affidatari, per chiedere la sua disponibilità a farsi carico della nipotina, vista l'impossibilità di una piena riabilitazione della madre. «Lo zio non si era reso disponibile subito per l’affidamento e così la bimba era finita in comunità con la mamma». Ora che Anna ha 3 anni e 3 mesi, una disabilità riconosciuta e vive in un ambiente sereno, si trova a subire un altro trauma. Lo zio, che nel frattempo ci ha ripensato, si è apposto all’adozione. La Corte di Appello prima e la Cassazione nel dicembre 2015 gli hanno dato ragione. «È stato decretato l’affidamento allo zio ammettendo anche incontri con la madre, qualora ritenuta in condizioni adeguate», spiegano i genitori affidatari. Ogni tentativo di mediazione con la famiglia di origine della bambina non è andato a buon fine. «Ogni nostro tentativo non è andato a buon fine, nonostante lo zio si fosse inizialmente dichiarato favorevole a un'adozione speciale che permette al minore di mantenere il suo cognome e tutela i rapporti di parentela». Ora secondo la sentenza lo Stato deve fare in modo che bambini restino nella famiglia di origine. «Non importa sei i parenti sono dei perfetti sconosciuti... I vincoli di sangue vanno tutelati ad oltranza, mentre la relazione stabilita da un bambino con chi per anni si è preso cura di lui non ha alcun valore», c’è tanta amarezza nelle parole della coppia della Valdera. Appena gli assistenti sociali avranno deciso tempi e modi, la bambina dovrà essere inserita nella sua nuova famiglia, in un'altra città, in un'altra regione e sarà poi allontanata dall’unica famiglia che abbia mai conosciuto. «Questo è il modo in cui lo Stato italiano tutela i bambini».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google