Il Tirreno

Pontedera

tra storia ed economia

Mobili cascinesi nei palazzi romani

Una tavola rotonda dedicata all’epopea dell’industria del legno

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CASCINA. La tavola rotonda sull’industria del mobile cascinese organizzata da Italia Nostra presso la biblioteca Impastato, in collaborazione con Comune e Società Operaia, è stata l’occasione per riassaporare i fasti di un passato illustre, fatto di storia, lavoro e archeologia industriale. In tanti hanno partecipato all’incontro incentrato sulle vicende della famiglia di mobilieri Pighini (tra le più conosciute) e diversi, sono stati i contributi di studiosi e osservatori dell’ex città del mobile per antonomasia.

L’intervento della professoressa Cristiana Torti dell’università di Pisa ha gettato uno sguardo sulla nascita dei mobilifici a Cascina, mentre la relazione di Rosella Iannuzzi si è soffermata sul ricco patrimonio industriale della città e sulle cosiddette “memorie accantonate”: «Quelle memorie - spiega Iannuzzi - non dimenticate, ma che ristagnano nelle persone e diventano fondamentali per la ricostruzione storica di qualsiasi realtà». E di storie sui mobili e i mobilifici di Cascina, ce ne sono in quantità. «Fin dall’inizio del 1800 - racconta Antonio Martini, presidente della Società operaia Cascina - qua si sono creati i presupposti dell’industria mobiliera. Un contributo alla crescita della produzione e della qualità del prodotto, è stato poi dato dalla Scuola d’arte del legno, fondata 1870».

Negli anni successivi i mobili fatti a Cascina divennero pian piano sempre più conosciuti ed ammirati, tanto da entrare addirittura nelle storielle popolari: «Soprattutto durante il regime fascista - continua Martini - al massimo del suo splendore, l’industria mobiliera cascinese era conosciutissima e molto apprezzata. Per strada girava anche una voce che diceva che in tutti gli uffici e ministeri romani, ci fosse sempre almeno un mobile fatto qui da noi».

Con la fine del regime e l’entrata in guerra dell’Italia, anche Cascina dovette contribuire alla produzione degli armamenti e nei locali della Mostra del mobilio non ci fu più spazio per i mobili. «Al piano terra - dice Martini - le diverse esposizioni dei mobili furono soppiantate dalle linee di produzione della Piaggio, che qua forgiava pezzi da montare sugli aerei da guerra».

Nel secondo dopoguerra a Cascina riaprirono anche molte aziende del settore, ma il tempo dei fasti era ormai lontano: «Nel 1947 venne inaugurata la 25esima mostra del mobilio - prosegue Martini - e fino agli anni ’70 del Novecento l’ingranaggio resse. Poi iniziò il calo delle produzioni artigianali».

L’epopea del mobile cascinese sembra essere finita: «Entrando in città da Pisa - conclude Martini - si legge ancora “Cascina, città del mobile”. Purtroppo quel cartello arrugginito rappresenta bene la situazione, qua di mobili non se ne fanno più». (c.p.)

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