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Rifiuti, via alla nuova società ma è scontro

Rifiuti, via alla nuova società ma è scontro

Il sindaco di Livorno (Cinque Stelle) annuncia di aver presentato un esposto alla Guardia di Finanza

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PISA. Per Marco Filippeschi, sindaco di Pisa e uno dei maggiori sostenitori dell’operazione, ieri è stato mosso «un passo decisivo per la gestione unica dei rifiuti nelle quattro province della costa».

Ma che la strada sia in salita è evidente già a partire dai numeri. Di oltre 90 Comuni chiamati alla fusione per ora soltanto 44, vuoi per ragioni tecniche e impedimenti formali, hanno potuto trasformare le azioni delle vecchie aziende territoriali in capitale per la nuova Reti Ambiente, facendolo passare da 120mila euro a 14 milioni.

Ma nell'assemblea dei soci pubblici convocata nella città della Torre proprio per dare vita alla nuova società ieri è andato in scena il primo strappo formale di una faida politica che va avanti da mesi. Autore: il livornese Filippo Nogarin. «Se firmate questo atto vi denuncio tutti, anzi vi ho già denunciati», annuncia a sindaci e rappresentanti delle amministrazioni locali il sindaco Cinque Stelle. «Prima di arrivare in città - dice Nogarin - ho depositato il mio esposto alla Guardia di Finanza. Ritengo siano state violate un sacco di norme nella convocazione. Prima di tutto perché a farlo è stato Marco Frey, amministratore dimissionario dal 19 giugno scorso. Dal 19 dicembre non ha aveva più nessun potere, né ordinario né straordinario, figuriamoci se poteva permettersi di riunire i sindaci per l’aumento di capitale».

Quello di ieri è davvero il primo tassello per la costruzione di un ciclo integrato dei rifiuti fra le province di Livorno, Lucca, Massa Carrara e Pisa. RetiAmbiente dovrà sostituire le 14 società esistenti. Per Filippeschi è una riforma «importantissima, che porterà a risparmi fra il 10 e il 15%». La nuova società sarà guidata proprio da Marco Frey, professore della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, l’uomo della transizione al quale «i sindaci hanno rinnovato la fiducia». Ma il percorso di integrazione è ancora lungo, e soprattutto un terreno di scontro fra i Dem e i pentastellati toscani. Adesso si dovranno attendere i «conferimenti delle quote» di tutti i Comuni, avviare un «dialogo competitivo» per individuare partner privati e poi procedere alla gara per la gestione. Alla parte pubblica andrà il 55% delle quote, il 45% ad un soggetto industriale. Ma ieri solo alcune società hanno dato il via libera alla capitalizzazione: la pisana Geofor, poi la versiliese Ersu, Amia, Rea di Rosignano, l’elbana Esa. (m.n.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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