Sicurezza
Morì all’Auxilium, cinque indagati Continua l’inchiesta
Il legale della famiglia della vittima chiede il sequestro delle registrazioni audio e video del pomeriggio del dramma
VOLTERRA. La dottoressa che era in servizio all’Auxilium Vitae di Volterra il giorno della morte di Rosario Lo Vasco, 79 anni, di Lari è stata indagata come primo passo dell’inchiesta aperta dalla Procura della Repubblica di Pisa dopo l’esposto presentato dai familiari della vittima i quali ritengono che il pensionato non abbia avuto l’assistenza necessaria, mentre era ricoverato nella struttura di Volterra. Oltre al medico, che ha firmato anche il certificato della constatazione di morte, sono finite nel registro degli indagati anche altre quattro persone, dipendenti a vario titolo del centro Auxilium Vitae, anche loro al lavoro il pomeriggio della morte di Lo Vasco. Un atto dovuto, è stato spiegato, per consentire lo svolgimento dell’autopsia, accertamento tecnico irripetibile, e dare la possibilità agli indagati di nominare propri consulenti, oltre a quelli della Procura e della parte offesa. Il medico legale incaricato dell’autopsia è il professor Alessandro Luciani Bassi e al momento del conferimento dell’incarico da parte del pm Aldo Mantovani ha chiesto 60 giorni di tempo per presentare l’esito degli accertamenti medico legali.
I carabinieri, già il pomeriggio stesso in cui Lo Vito era morto, il 12 dicembre, avevano sequestrato le cartelle cliniche ed altri atti che riguardavano il ricovero del pensionato larigiano. Il legale che assiste la famiglia della vittima. Erica Ballatori, ha chiesto alla Procura della Repubblica di Pisa di acquisire le registrazioni audio e video della stanza in cui era ricoverato Lo Vasco, così da trovare ulteriori riscontri a quanto è stato denunciato dal figlio della vittima. La famiglia, infatti, fin dall’inizio non ha avuto alcuna esitazione nel chiedere l’accertamento delle eventuali responsabilità nella morte del 79enne, inizialmente ricoverato al Lotti per un blocco renale e respiratorio (a ottobre) e poi trasferito nella struttura di Volterra per la riabilitazione.
Il 12 dicembre quando il figlio Angelo era andato a trovare il padre lo aveva trovato in condizioni diverse dal solito. «Sono entrato per primo nella stanza dov’era ricoverato - ha raccontato ai carabinieri - perché il passo dei parenti avviene solo uno alla volta. Mi ha fatto cenno che voleva continuare a dormire. Ma aveva le mani gonfie e ho notato che era stato staccato dal respiratore e che respirava male. Ho visto che la pompa del sondino per l’alimentazione era in allarme e sono andato a chiamare un infermiere e una sua collega, i quali hanno resettato il sistema spiegandomi che a volte va in allarme perché la sostanza usata per alimentare il paziente scende lentamente». Poi la crisi respiratoria che gli era stata fatale. Ma il figlio della vittima per i primi minuti non era riuscito a trovare il personale per i soccorsi. E quando erano intervenuti era tardi.
Nei prossimi giorni l’avvocato della famiglia presenterà un’integrazione della querela per un fatto avvenuto al momento del rilascio della salma dopo l’autopsia. Il certificato di morte era incompleto ed era stato compilato nelle parti mancanti dal direttore sanitario, così da dare la possibilità alla famiglia di organizzare il funerale.©RIPRODUZIONE RISERVATA
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