PONTEDERA. Sono già un decina gli studenti sentiti dalla polizia municipale in questi giorni per ricostruire la dinamica dell’incidente, che rischia di costare la vita a un ragazzino di 14 anni, rimasto schiacciato sotto le ruote del bus all’uscita di una mattina di lezioni. Finora le testimonianze sono in linea con quella che è stata la prima ricostruzione. Un drammatico incidente dovuto ad un’abitudine consolidata nel tempo, quella di inseguire l’autobus quando si avvicina alla fermata, nel piazzale dello stadio comunale “Ettore Mannucci”.
È la fotografia di tutti i giorni, vecchia di anni. Con i ragazzi che si scatenano nella caccia ai posti a sedere e sottovalutano quelle che possono essere le conseguenze. Lo studente di Ponsacco ora in fin di vita, che frequenta la prima classe al Professionale, era insieme ad alcuni amici e compagni di scuola, la mattina di lunedì, quando è successa la tragedia. Si dirigevano tutti insieme verso il bus. Anzi, lo seguivano passo dopo passo per essere subito pronti a salire quando sarebbe arrivato davanti alla fermata. Una studentessa avrebbe spinto un altro minorenne, non sembra con l’intenzione di farlo cadere, e quest’ultimo, stando a quello che emerge, è poi finito addosso al quattordicenne, dalla corporatura esile anche se dal carattere molto esuberante. Un ragazzo sveglio, con una grande forza di volontà. Difficile crederlo vittima di episodi di bullismo.
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Tuttavia la polizia municipale, intervenuta per i rilievi e per accertare le responsabilità, su delega della Procura della Repubblica di Pisa sta verificando ulteriori aspetti e non solo quelli legati ad una formale ricostruzione dell’investimento. Anche l’autista, sentito a lungo, ha confermato la versione della caccia al posto a sedere. E subito dopo l’incidente alcuni studenti sono stati trattenuti sul posto dagli agenti per poter sentire la loro versione dei fatti. "Siamo di fronte ad un evento drammatico – dice il comandante della polizia locale, Michele Stefanelli – È necessario verificare ogni ipotesi e capire con esattezza quelle che sono state le responsabilità. Al momento non emergono comportamenti che facciano pensare ad un’azione intenzionale".
Resta l’ipotesi dell’incidente. I ragazzi che si sono spinti tra di loro e uno di loro che è finito sotto il bus. L’autista ha dichiarato di avere visto il gruppo di studenti che si avvicinava, come tante altre volte. Quando il mezzo ha fatto una curva per poi fermarsi davanti alle pensiline, è successa la tragedia. All’inizio l’uomo, che sarà indagato per le lesioni gravissime al ragazzino, non aveva capito bene cosa stava succedendo. Si è fermato ed è ripartito per liberare il corpo rimasto intrappolato sotto le ruote posteriori. Ormai era impossibile evitare il peggio. I ragazzi sono stati i primi a cercare di aiutare l’amico.
Scioccati, disperati. Non avevano mai pensato, prima di quel momento, che quel “gioco” potesse costare la vita a uno di loro. Scuole e azienda di trasporti sapevano perfettamente che questa era la situazione. Così come molti genitori. Consigli e raccomandazioni, evidentemente, non possono essere sufficienti a ridurre i rischi.