La manifestazione
INDUSTRIA E TERRITORIO
PONTEDERA. Prima una raccolta di firme, poi un tavolo regionale e, infine, un accordo di programma che leghi il settore metalmeccanico agli investimenti che il Governo ha disposto per la costa...
PONTEDERA. Prima una raccolta di firme, poi un tavolo regionale e, infine, un accordo di programma che leghi il settore metalmeccanico agli investimenti che il Governo ha disposto per la costa tirrenica. È il progetto che Fim Cisl e Uilm Uil hanno intenzione di mettere in pratica da gennaio. Il dato da cui parte tutta l’operazione è quello occupazionale. All’inizio del 2015 la Provincia di Pisa prevedeva un calo dell’1,3% per le industrie metalmeccaniche ed elettroniche. «Un dato che trova conferma, alla fine dell’anno, da numeri in nostro possesso», dice Claudio Garzotto, segretario provinciale della Fim che insieme al suo collega della Uilm Benedetto Benedetti, ha indetto la conferenza stampa per annunciare l’iniziativa.
Numeri della crisi. Tra i dati diffusi ieri mattina c’è anche quello, drammatico, dell’edilizia che sfiora il -6%. «Ma nel settore delle costruzioni la situazione è drammatica ovunque - riprende Garzotto - mentre il comparto manifatturiero, e quello metalmeccanico in particolare, in provincia di Pisa è sempre stato trainante. Mentre da un po’ di tempo a questa parte le aziende chiudono in continuazione e la perdita dei livelli occupazionali è davvero preoccupante». Si parla di aziende metalmeccaniche, ma soprattutto di un territorio che si è impoverito dal punto di vista dell’industria negli ultimi anni. «I fallimenti tra il 2013 e il 2014 sono passati da 87 a 117. Le procedure concorsuali, invece, due anni fa erano 718, mentre l’anno scorso sono state 785 - aggiunge Benedetti - Da qui si capisce quanto difficile sia la situazione e che serve una sterzata da parte di tutti».
L’appello per la ripresa. Da qui l’allarme, ma soprattutto l’appello che coinvolge tutti. «Chiediamo alla politica, alle istituzioni, alla società civile e ai semplici cittadini di partecipare a questo processo che riguarda ogni strato sociale - riprende Garzotto - Dobbiamo arrivare a comporre un gruppo di persone in grado di fare pressione affinché questa crisi possa diventare solo un ricordo. Vogliamo arrivare a formare un tavolo regionale in cui siano presenti rappresentati dei lavoratori, delle istituzioni e dell’imprenditoria. E che sia in grado di fare un programma d’interventi per risollevare le sorti di un territorio che non può ridursi alla ricerca o al commercio, ai servizi o al turismo. Per distribuire ricchezza le fabbriche devono rimanere aperte e devono essere in grado di lavorare».
Tasselli e prospettive. Secondo i due sindacalisti, servirebbe una sinergia completa tra istituzioni e imprenditori, con dentro il mondo della ricerca e del sindacato. «In provincia di Pisa i tasselli giusti sono tutti al loro posto - dice ancora Benedetti - Quello che manca è il dialogo tra i vari attori. I centri di ricerca come i poli tecnologici, per esempio, sono presenti in un buon numero in quest’area. Ma fatichiamo a ricordare una collaborazione con le aziende che abbia portato a un incremento di produzione e di occupazione. Proprio adesso che siamo in vista di numerosi investimenti ai porti di Livorno e Piombino, dobbiamo riuscire a proporci come territorio in grado di lavorare insieme. Perché qui ci sono altissime competenze».
Capitolo Piaggio e indotto. Dici metalmeccanico in provincia di Pisa e pensi subito alla Piaggio e al suo indotto. O almeno a quello che fino a poco tempo fa era un tessuto d’imprese che arricchivano la produzione della casa pontederese delle due ruote. «Piaggio è un capitolo fondamentale - sottolinea il segretario della Fim - Sta già facendo rientrare a Pontedera lavorazioni che, finora, ha realizzato all’estero. Dobbiamo rendere appetibile l’indotto pisano per Piaggio per aumentare produzione e occupazione, facendo leva su sgravi fiscali o costi minori per le aziende. E questo lo può fare solo la politica. D’altra parte, se molte ditte lavorano già per realtà produttive di primo piano come la Germania o l’India, crediamo possano essere in grado di lavorare anche per Piaggio.
Istituzioni e responsabilità. «Il nostro non è un attacco - proseguono i due sindacalisti - ma è una chiamata per i rappresentanti dei Comuni, della Provincia e della Regione affinché si prendano le loro responsabilità davanti a uno scenario che, se continua in questa maniera, diventerà davvero molto povero».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
